Arte e Fotografia

Buona la prima: BienNoLo conquista NoLo, e non solo.

©Simone Sangalli

Dopo un aprile all’insegna di location blasonate, tour de force mondani e culturali, must see/be ed eventi esclusivi e imperdibili, il maggio milanese riscopre la sua dimensione più autentica attraverso un inedito insight su un quartiere ormai emergente e riporta l’opera d’arte al centro di un modello di arte pubblica che si è rivelato in questo caso vincente. Tale formula prende il nome di BienNoLo, la biennale d’arte contemporanea che si è svolta per la prima volta quest’anno nel quartiere di No.Lo (Nord di Loreto) all’interno di un ex fabbrica, Giovanni Cova & C.

Di questo esperimento artistico/sociale colpisce l’estrema coerenza curatoriale ed espositiva tra la location, un suggestivo esempio di archeologia industriale lasciato esattamente nel suo stato reale, e le opere selezionate. Il dialogo è molto forte, la fusione tra arte e architettura è la sua carta vincente e un grande merito va riconosciuto al team curatoriale composto da Carlo Vanoni, ideatore di Biennolo, Gianni Romano e Rossana Ciocca, fondatori dell’associazione ArtCityLab e Matteo Bergamini, direttore responsabile di Exibart.com. Ed è proprio con Matteo Bergamini che abbiamo scambiato due chiacchiere proprio domenica scorsa, a chiusura di questa prima edizione. Ecco cosa ci ha raccontato.

Loredana Longo, V for Victory, ©Simone Sangalli

8000 visitatori per questa prima edizione di Biennolo. Vi ritenete soddisfatti?

Moltissimo. Il nostro obiettivo era proprio quello di realizzare una mostra partecipativa, capace di coinvolgere la popolazione per permettere a tutti di scoprire questo spazio che non è accessibile se non per un paio di settimane all’anno durante il Fuorisalone. La scelta di fare questo esperimento proprio qui a Biennolo non è causale: volevamo omaggiare proprio questo quartiere che è un simbolo di rinascita, di mutamento, di coesistenza culturale e che noi conosciamo bene, tanto da averlo scelto tra tanti altri possibili.

Parlaci un po’ dell’ex Giovanni Cova & C.

Questo stabilimento è in disuso dal 2012 ma, come raccontavo prima, per brevi periodi torna a vivere diventando location per shooting e sfilate. La proprietà ce l’ha concesso in affitto per la durata di questa prima Biennolo. Abbiamo lasciato la location così come ci è stata consegnata: non c’è energia elettrica un po’ perché fornirla avrebbe avuto un costo altissimo non sostenibile considerato che Biennolo si finanzia solo grazie a sostenitori privati, ma anche come conseguenza di una precisa scelta curatoriale. Ci piaceva l’idea che davvero le opere vivessero nella condizione più naturale possibile in questo luogo, e quindi anche in assenza di luce.

Gli artisti coinvolti sono 37. Come ha funzionato la selezione?

I 37 artisti sono sia italiani che stranieri, ma tutti residenti in Italia. Abbiamo iniziato a contattarli più o meno a partire da novembre, i ritmi sono stati abbastanza serrati, ma voglio sottolineare che abbiamo lavorato tutti in un clima di estrema collaborazione ed entusiasmo. Tutti gli artisti hanno effettuato sopralluoghi qui in location a partire da gennaio, abbiamo concordato le diverse postazioni anche in base alle diverse esigenze di ognuno. Per molti di loro, le criticità di questo posto hanno rappresentato delle vere e proprie sfide: Massimo Uberti, per esempio, lavora solitamente con i neon e per Biennolo ha realizzato un’installazione utilizzando sempre la luce, ma questa volta avvalendosi dell’uso di candele. Il risultato è assolutamente potente e suggestivo.

Massimo Uberti, Città ideale, ©Simone Sangalli

Non ci sono percorsi di visita suggeriti o indicazioni, mappe. È stata anche questa una vostra scelta?

Direi proprio di sì. Abbiamo scelto di non realizzare una mappa affinché la gente si perdesse un po’ e si prendesse anche il tempo per scoprire le opere che sono disseminate ovunque all’interno dello spazio, in modo più o meno evidente. Entrando qui, il visitatore sa che troverà 37 artisti, ma non saprà dove e potrà scegliere il percorso in modo assolutamente personale. Io, per esempio, preferisco iniziare la visita dal cortile/non cortile che è sicuramente il posto più suggestivo e scenografico, per poi spostarmi negli ambienti coperti più intimi degli ex uffici. Tuttavia, ogni opera reca una didascalia che ne spiega la poetica e il legame con il tema di quest’anno, ovvero la messa in scena di una fobia contro qualsiasi tipo di paura.

Federica Perazzoli, Pale Green Ghosts, ©Simone Sangalli

Cosa succede dopo la fine di questa prima edizione? Vi ritroveremo qui tra due anni?

Questa è sicuramente la nostra volontà. Non sappiamo se questa location tra due anni sarà ancora disponibile, ma ci piacerebbe ovviamente restare a NoLo che è proprio il luogo da cui e per cui tutto questo è iniziato.

Laura Tota

Foto di Simone Sangalli

About the author

Laura Tota

Classe 1982, vive e lavora a Torino, ma ha sempre la valigia pronta. Collabora con fiere ed eventi d’arte contemporanea in tutta Italia e all'estero. È curatrice indipendente specializzata in mostre di fotografia, la sua principale passione, ed è una frequentatrice seriale e compulsiva di mostre.

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