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Beatrice Venezi | Il demone nella bacchetta

A soli 24 anni, Beatrice Venezi è direttore d’orchestra. L’abbiamo incontrata per farle qualche domanda per conoscerla meglio e per sapere come ci si sente, così giovane e donna, a ricoprire un ruolo importante e di responsabilità come questo. 

Pianista e compositrice, Beatrice Venezi si è diplomata al Conservatorio di Milano e, successivamente, si è specializzata nel repertorio contemporaneo eseguendo diverse prime assolute di compositori italiani e dedicandosi alla musicologia. All’attività concertistica, affianca quella di maestro collaboratore, vocal coach per l’opera italiana, compositore e arrangiatore. Come direttore d’orchestra svolge la propria attività sia in Italia che all’estero e collabora con orchestre nazionali ed internazionali quali l’Orchestra da Camera Fiorentina, l’Orchestra Filarmonica di Lucca, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Filarmonica Campana, l’Orchestra della Fondazione Bulgaria Classic e l’Orchestra del Teatro Bolshoij di Minsk.

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Maria Rita MontagnaniBeatrice, tu nasci come pianista e poi successivamente sei approdata alla direzione d’orchestra: puoi dirci come vi sei arrivata?

Beatrice Venezi – Direi che è stata una necessità interiore a spingermi verso la direzione d’orchestra. È un’idea nata in me dopo pochi anni che studiavo pianoforte e si è radicata così profondamente che ne ho fatto la strada di vita maestra. Non ci sono nella mia famiglia altri musicisti, quindi non ho subito condizionamenti ambientali, per quanto i miei genitori siano stati sempre presenti e anzi mi abbiano sempre stimolata alla curiosità intellettuale nei confronti della cultura e dell’arte in generale. Perciò la spinta motivazionale interiore è l’unica spiegazione che riesco a darmi; per dirla con il mio Maestro Gaetano Giani Luporini, deve essere stato il demone della musica che ha deciso di dimorare in me.

MRM- Oltre alle indubbie doti interpretative e ad una sensibilità spiccata nell’approccio alla partitura,quali sono le qualità indispensabili a un direttore d’orchestra?

BV- La leadership è fondamentale. Il che non significa fare il padre/padrone – anzi credo che ormai la figura del direttore/dittatore sia decisamente passata di moda. Un buon leader – in generale e ciò vale in pieno per il direttore d’orchestra – deve essere in grado di tirare fuori il meglio dal materiale (musicale in questo caso, ma prima di tutto umano!) con cui si trova a lavorare, essere in grado di creare un bel clima e un gruppo di lavoro coeso, motivandolo, assistendolo, direzionando le energie positive verso l’obiettivo. Deve avere una overview riguardo al lavoro da svolgere, mantenendo il controllo su tutti i parametri della produzione artistica, prevenendo, anticipando, risolvendo eventuali problemi che possono insorgere. Deve essere il pilastro – forte e stabile, un punto di riferimento – su cui tutti gli artisti sentono di poter contare. Al di là delle doti musicali, del talento e della preparazione, che sono imprescindibili, è necessario sviluppare quelle doti umane che riguardano l’interazione con gli altri, conciliando controllo e dialogo. Lo strumento di cui il direttore può e deve servirsi per tutto questo è la comunicazione poiché la musica stessa è comunicazione.

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MRM- Da musicista, come ti poni nell’ascolto dell’esistenza?

BV- Per me è imprescindibile. Spesso la società odierna con i suoi ritmi frenetici non ce lo consente, ma credo che sia una dimensione da coltivare al fine dello sviluppo umano della persona. Trovo che avvicinarsi a situazioni di disagio o difficoltà rispetto ai parametri della vita quotidiana cui siamo abituati aiuti moltissimo in questo processo. È l’ambiente esterno a fornirci gli input maggiori; porsi in ascolto dell’esistenza è una disciplina che presuppone uno sviluppo individuale, ma non per questo  significa ripiegarsi egoisticamente su se stessi. Al contrario, determina l’apertura verso il mondo.

MRMTu sei una ragazza di oggi, molto giovane e con i desideri e forse i problemi che vivono molti dei tuoi coetanei. Si può dire che la musica è come una sorta di “àncora di salvezza” nei confronti del vuoto esistenziale dei nostri tempi?

BV– La musica è sempre stata l’ancora di salvezza dei musicisti. Ciò vale anche per le altre arti.

Credo che i musicisti di ogni tempo ( forse l’unica eccezione è Beethoven in un certo periodo della sua produzione; un uomo completamente immerso nel suo tempo con incrollabili ideali di piena fiducia illuminista nelle capacità dell’uomo) siano sempre stati animati da quell’inquietudine interiore, specchio della difficoltà a relazionarsi con un’esteriorità a cui si percepisce di non appartenere.

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MRM- Se tu potessi realizzare il progetto a cui tieni di più, quale sceglieresti?

BV– “Suor Angelica” di Giacomo Puccini, un’opera al femminile con un’orchestra femminile.

MRM- Cosa pensi dell’affermazione secondo cui la via maestra conduce alla mediocrità?

BV- Dipende dall’intelligenza delle persone. Non credo che la via maestra debba essere per forza demonizzata; anzi trovo lodevole l’attitudine di chi riesce, ad esempio, a conciliare eccellenza e comunicazione di massa, di chi riesce a solcare la via maestra resistendo alla tentazione di adagiarsi sugli allori e lasciarsi andare alla deriva della mediocrità. Coloro che eccellono e che si impongono – anche a livello mediatico – comunicano un esempio positivo, e specialmente in un momento storico come questo, sono figure da promuovere.

Credo che la prospettiva riguardo al problema vada rovesciata: non è la via maestra che conduce alla mediocrità, è che, specialmente nel nostro Paese, la meritocrazia è un concetto utopico; anzi, dirò di più: spesso il merito dà fastidio e pertanto gli si predilige la mediocrità. Retaggio di una cultura alla rovescia che ha portato all’imbarbarimento attuale, che parte anche dalla scuola, deputata alla formazione  degli individui di domani, e si esplica a tutti i livelli, specialmente nella cosa pubblica.

MRM- Come impieghi il tuo tempo libero (se ne hai)? Ami leggere, andare al cinema, vedere mostre?

BV– Sono una persona curiosa e nel poco tempo libero che ho mi piace informarmi e sperimentare ciò che non conosco: amo leggere, visitare mostre, guardare film, e soprattutto viaggiare, specialmente in quei posti che presentano uno stile di vita e una cultura molto distanti dai nostri, sperimentando usi e costumi diversi da quelli a cui sono abituata.

MRM- Che musica ascolta una musicista?

BV- Ascolta tutto. E’ estremamente importante, nella mia opinione, essere coscienti di tutto ciò che ci circonda; tutto può diventare spunto di riflessione e magari fonte di ispirazione.

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MRM- Che tipo di bambina sei stata, Beatrice? Ha influito il tuo carattere sulle tue scelte?

BV- Molto introversa e timida; diametralmente opposta rispetto ad ora! Più o meno consciamente ho sempre combattuto contro la mia natura originaria, ho cercato di evolvermi e di raggiungere una consapevolezza di me stessa che mi hanno portata allo stadio attuale, e che mi consentono di esercitare al meglio il mio lavoro.

MRM- Ti ritieni una persona razionale o emotiva? Puoi dirci il tuo punto di forza e una tua fragilità?


BV
– Direi intuitiva. Generalmente la mia testa e la mia pancia collaborano in tutto; l’intuito media tra le due e filtra le informazioni dall’ambiente esterno.

La mia caratteristica più evidente è la determinazione che sfocia spesso in testardaggine, e che quindi può essere sia un punto di forza che di fragilità, a seconda delle situazioni.

MRM- Nel tuo lavoro vale di più la ferrea disciplina o l’assecondamento delle proprie inclinazioni naturali?

BV- Il talento senza disciplina non riesce a sviluppare tutte le proprie potenzialità, e la sola disciplina può portare anche a risultati lodevoli, ma rimane comunque sterile. E questo, che è un principio generale applicabile a qualsiasi contesto, è tanto più vero quando parliamo dello sviluppo personale all’interno del settore artistico, in cui il talento rimane comunque la conditio sine qua non.

MRM- Che posto occupano nella tua vita l’immaginazione e la fantasia?

BV- Credo che siano entrambe condizioni imprescindibili per un artista. Se ci limitassimo alla sola realtà oggettiva e fisica, l’arte probabilmente non esisterebbe e non ne sentiremmo il bisogno; se l’uomo non fosse in grado di immaginare e di credere che ci sia qualcosa oltre alla contingenza, non sarebbe in grado di evolversi e di migliorarsi. Mi viene in mente un parallelo musicale: è l’estetica del divenire contrapposta a quella dell’esistere che si attua tramite lo sviluppo delle idee/cellule primigenie, processo per il quale necessitiamo indubbiamente di fantasia ed immaginazione.

Insieme ad un pizzico di pazzia, sono fondamento e sostanza della mia vita…credo che non avrei potuto immaginare di diventare un direttore d’orchestra, altrimenti!

Il mio auspicio è che ciascuno di noi possa trovare nella propria vita uno spazio, anche piccolo, da destinare ad immaginazione e fantasia.

MRM- Tre parole per definire la vita.

BV- Sviluppo, variazione, ciclicità.

MRM- Ad oggi vi sono molte donne musiciste e concertiste, così come cantanti liriche e cantautrici… Ma perché le donne direttori d’orchestra sono così rare?

BV- Prima di risponderti volgo raccontarti un aneddoto avvenuto un paio di anni fa mentre tenevo un concerto come pianista. La persona che mi presentava al pubblico mi definì “una pianista e addirittura una direttrice d’orchestra! Perché – pensate! – al giorno d’oggi le donne fanno anche il direttore d’orchestra!”. E stiamo parlando di un paio di anni fa, non del secolo scorso.

Come ho già detto, si tratta di un ruolo da leader. Ci sono ancora dei pregiudizi sociali che mutuano da antichi retaggi per cui si tende a vedere la figura femminile come debole, emotivamente instabile, uterina, e pertanto inadatta a ricoprire questo ruolo. Tra l’altro – permettimi una digressione – la domanda mi sorge spontanea: ma se è proprio la natura ad affidarci l’arduo e fondamentale compito di ospitare la nascita di una nuova vita, perché mai dovremmo essere considerate più deboli del sesso maschile? Inoltre, un po’ per nostra natura , un po’ per struttura sociale, siamo abituate ad affrontare nel quotidiano più dimensioni contemporaneamente (lavorativa, familiare, etc) con tutte le difficoltà che ciò comporta. Questo, unito alle oggettive difficoltà nel campo lavorativo, tra cui essere valutate non per il sesso ma per il merito, difficoltà ad ottenere opportunità e condizioni lavorative paritarie rispetto agli uomini, evidenzia il fatto che le donne che raggiungono certi vertici sono persone ancora più forti e determinate di tanti colleghi uomini.

È indubbio che ci siano delle differenze biologiche tra uomo e donna, ma credo che il fatto di essere donna possa essere soltanto un plus, un valore aggiunto, proprio perché filtrando la materia artistica attraverso una sensibilità diversa, guardandola da una prospettiva differente,  se ne possono cogliere sfaccettature nuove, regalandone una lettura rinnovata ed illuminata da una luce diversa.

Per questo mi dispiaccio infinitamente quando vedo alcune colleghe che cercano di imporsi sul podio scimmiottando gli uomini, mostrando i muscoli come se si trattasse di una prova di forza. È la sconfitta del femminino. Al contrario, credo che la strategia vincente sia usare le capacità femminili di ascolto, intuito, servizio, capacità di creare un buon ambiente di lavoro. Io personalmente mi affido alla mia femminilità, al mio intuito e alla mia sensibilità femminile, completamente immersa nella mia natura di donna, e vedo che questo paga sempre.

MRM- Se tu fossi una musica che forma avresti?

BV- Una forma Durchkomponiert.

MRM- Alla luce del presente, secondo te la musica che futuro avrà?

BV- Purtroppo non so fare pronostici. Mi sento solo di augurare ed augurarmi una musica libera da lobbies, potentati, conoscenze e relazioni privilegiate; una musica dove ciò che conta è il talento; una musica senza bandiere, nazionalità o sesso; una musica la cui unica preoccupazione sia il fattore artistico; una musica che sia al servizio della comunicazione, mirata a toccare le più profonde corde dell’animo umano.

Maria Rita Montagnani

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