Arte e Fotografia

ArteFiera 2019: cosa ci è piaciuto (e cosa no)

Ha chiuso i battenti la 45ma edizione di ArteFiera a Bologna, la più antica fiera d’arte moderna e contemporanea in Italia. Tempo dunque di bilanci, ed ecco qualche nostra osservazione conclusiva, cosa ci ha convinto e cosa un po’ meno.

NUOVA DIREZIONELa direzione di Simone Menegoi, al suo primo anno al timone di ArteFiera, ha dato una certa virata interessante all’intera impalcatura della fiera, da ormai diversi anni ingabbiata in un’immagine rigida di se stessa, introducendo un public program di tutto rispetto, dal programma di azioni Oplà. Performing activities a cura di Silvia Fanti alla no vip lounge di Flavio Favelli (un corto circuito proprio all’ingresso della fiera), fino ai talk curati da Flash Art.

ITALIANITÀ, TOO MUCH?“Una fiera che punta sull’italianità” si legge nella presentazione sul sito… e anche troppo. Percentuale di gallerie italiane praticamente totalizzante, a fronte di sparute presenze estere. Ma anche nel panorama nazionale si è sentita la mancanza di gallerie importanti: persistono infatti importanti defezioni, anche nel 2019.

E IL RESTO DEL MONDO?Va da sé che la bassissima presenza di gallerie straniere porta con sé la mancanza di una solida rete di collezionismo internazionale… Tra i punti dolenti di questa (e non solamente questa) edizione di ArteFiera.

ALLESTIMENTI SÌ, GRAFICA COSÌ COSÌStand grandi e ariosi, corridoi ampi: c’è da ammetterlo, passeggiare ad ArteFiera è tutto sommato gradevole. La grafica rinnovata di questa edizione, che recupera il design minimal del tondo rosso originario, risulta forse troppo sacrificata nell’economia dell’insieme.

ART CITY: UNA CONFERMAOttimo programma di Art City, da qualche anno una certezza nei giorni della fiera. Iniziative per ogni gusto, dai luoghi istituzionali della città a quelli indipendenti.

IL NOVECENTO ITALIANO C’È…Come sempre in questo appuntamento fieristico, grande sfoggio dei più importanti nomi dell’arte italiana del Novecento nel padiglione dedicato al moderno.

LA CONTEMPORANEITÀ UN PO’ MENO…Se ci si lustra gli occhi con le glorie del passato nella sezione del moderno, non si può dire la stessa cosa nel padiglione dedicato al contemporaneo: rare le novità, pochi gli stand che hanno “osato”, rari i guizzi stilistici innovativi.

EDITORIA PORTAMI VIA | Una novità del 2019: la parte dedicata all’editoria, generalmente relegata in zone marginali, è stata “fisicamente” spostata nel centro del padiglione 25. Una scelta che ancora non sappiamo definirla se conglobante o disturbante…

PIACEVOLI SORPRESEDue artisti, tra quelli non particolarmente in vista, che hanno attirato la nostra attenzione all’interno della Fiera bolognese sono l’artista Kuwaitiano Ibrahim Ahmed, classe 1984, e l’artista statunitense Andy Ness, nato nel 1978. Ahmed mescola sapientemente tematiche gender, finalmente non banalizzate, in raffinati foto collage b/n e realizza sculture di tessuti multicolore che ricordano i mattoni delle costruzioni architettoniche del Cairo in cui l’artista al momento risiede. Ness invece, lavora su carta di media e grande dimensione, con tecniche miste che uniscono sapientemente geometrie coloratissime a una figurazione visionaria che ricorda Carol Rama e alcuni lavori grafici di Miguel Barcelò.

Serena Vanzaghi e Fabrizio Ajello 

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