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Arte urbana e riqualificazione: il caso di San Basilio

La Street Art viene osteggiata dalle istituzioni nella sua naturale modalità di espressione artistica illegale, ma ricercata quando inserita in progetti di riqualificazione autorizzati. Un caso interessante è quello del quartiere romano di San Basilio.

Da qualche anno la Street Art sta vivendo un momento di particolare popolarità tanto da perdere il conto di quante volte i media abbiano utilizzato questa definizione, già di per sé sfuggente. In particolar modo, questa pratica nata come forma di intervento artistico non autorizzato sul tessuto urbano, è stata protagonista di numerosi progetti di riqualifica di alcune delle aree più difficili della nostra penisola.

Uno dei primi fenomeni a veicolare l’attenzione sulla Street Art è stato il nascere di una serie di festival che, a livello nazionale, hanno spogliato questa forma d’arte della sua sostanza prettamente illegale, attribuendole una nuova natura di arte riconosciuta e autorizzata. L’obiettivo di tali eventi è che l’arte urbana (temine appropriato per differenziarla dall’originaria espressione di arte non autorizzata) possa costituire un elemento di rottura nella monotonia del paesaggio delle periferie chiamando a raccolta artisti fra i più importanti del panorama, sebbene spesso poco noti al grande pubblico.

Roma è stata scenario di alcuni fra gli esempi più rappresentativi di tali progetti. Uno dei più interessanti è quello che ha coinvolto i palazzi del quartiere di San Basilio, area dalla storia molto travagliata e segnata da un effettivo isolamento rispetto alla città.

Grazie all’impegno dell’associazione romana Walls, il quartiere è stato animato con il festival di arte urbana SanBa, articolato in due edizioni svoltesi fra il 2014 e il 2015. Sono stati coinvolti in primis i bambini e i ragazzi del quartiere mediante l’organizzazione di laboratori creativi volti a sviluppare le loro capacità manuali e sensibilizzarli all’operosità in funzione del bello. In un secondo momento, si è passati alla realizzazione delle opere di wall painting.

Alla prima edizione hanno partecipato due artisti di fama internazionale: lo spagnolo Liqen e l’italiano Agostino Iacurci, i quali hanno trasformato quattro grandi facciate in tele.

Liqen ha realizzato due opere che vogliono metaforicamente evocare la situazione del quartiere: El Renacer dove un grande rastrello rimuove dal terreno i ruderi della società moderna per lasciar fiorire nuovi germogli, ed El Divenir, pensato come momento successivo al primo, quando i germogli sbocciano in un futuro in cui la natura si riappropria del mondo.

Iacurci ha realizzato a sua volta due murali con un messaggio simile e sempre ispirati al mondo della     natura chiamati The globe e The blind wall che raccontano l’importanza di prendersi cura della natura e più in generale, del luogo in cui si abita.

Grazie al lavoro di questi artisti, i colori accesi ed i soggetti rappresentati ravvivano l’intera zona lanciando un messaggio sia di speranza per un avvenire migliore, che di consapevolezza della necessità di fare qualcosa per ottenerlo.

Visto il successo della prima edizione, il progetto si è ripetuto nel 2015 con la medesima impostazione cercando di dare una nuova vita ad un anonimo slargo fra delle case popolari, una scuola elementare e un parchetto. L’artista romano Hitnes ha dipinto sei pareti che regalano alla piazzetta una nuova energia rendendola un punto di riferimento per gli abitanti della zona, oltre che un polo di attrazione per un flusso turistico di appassionati di queste forme d’arte. Il ciclo di opere è unico nel suo genere per il fatto che siano state affidate così tante pareti ad un solo artista; i murali si animano di un immaginario popolato di animali e piante, il tutto amplificato dal verde circostante. Ritorna dunque il tema della natura, in questo caso arricchito da richiami a un mondo fantastico e sconosciuto.

Questo genere di manifestazioni si è moltiplicato nel corso degli anni, coinvolgendo sempre più artisti e andando a toccare diversi territori in tutta Italia. Solo per nominarne alcuni: Big City Life a Tormarancia (Roma), Borgo Vecchio Factory (Palermo), Altrove Festival (Catanzaro) e l’elenco potrebbe continuare.

 

L’obiettivo di questi interventi non consiste soltanto in un miglioramento estetico grazie alla realizzazione di opere murali, ma è mirato soprattutto alla creazione di momenti di inclusione sociale, dialogo e rottura della quotidianità per coloro che queste periferie le vivono tutti i giorni. Il valore aggiunto che queste iniziative attribuiscono ai quartieri è testimoniato non solo dall’accoglienza e dalla partecipazione sentita degli abitanti, ma anche dall’insorgenza di numerose iniziative correlate. Gli incontri in fase decisionale riguardo alla scelta di soggetti e colori da usare sono stati accompagnati da attività parallele come conferenze stampa, workshop, incontri su varie tematiche artistiche e, dopo la realizzazione dei murali, sono nati addirittura tour organizzati per ammirare tali opere.

Portare nuove persone nel quartiere e far conoscere realtà diverse a chi nel quartiere è nato e cresciuto, possono sicuramente aiutare le periferie italiane ad uscire dalle condizioni di isolamento in cui molte volte si trovano. L’arte può fare tanto, ma non può di certo sostituirsi all’intervento delle istituzioni che troppo spesso dimenticano queste zone, lasciandole prive di servizi fondamentali e imprescindibili.

Sara Bimbi

 

About the author

Sara Bimbi

Classe 1990, una laurea magistrale in Storia dell’arte contemporanea conseguita a Pisa, Sara ha studiato e lavorato in UK per circa un anno e mezzo. Dopo varie esperienze come aiuto gallerista in Toscana e a Londra, adesso lavora a Milano per un’azienda di consulenza digitale nel campo della moda.