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Arte e Realtà #2 | Il Kupka nascosto ad Amalfi

Prosegue la nuova rubrica di Memecult dedicata a tutte le volte che nel quotidiano ci sembra di scorgere qualcosa già visto nell’arte. In questo secondo appuntamento eccoci di nuovo alla ricerca di insolite corrispondenze: questa volta ci si sposta ad Amalfi, per andare a conoscere l’artista ceco František Kupka, che con l’incantevole e chiassosa cittadina della costa salernitana non ha niente a che fare… almeno così sembrerebbe, ma si può compiere anche in questo caso uno sforzo d’immaginazione.

1. Immagine scattata dalla scrivente nel giugno 2016 ad Amalfi; 2. F. Kupka, “La signora Kupka tra verticali”, olio su tela, 1910, MOMA di New York (particolare del viso della donna)

Prima di inoltrarsi nel robusto e sinuoso centro storico di Amalfi, ad ammirare il Chiostro del Paradiso, il Duomo di S. Andrea – il cui ingresso lo meritano solo coloro i quali non arrivano ”spompati” alla fine della scalinata monumentale che permette di accedere al pregevole edificio di culto – , i vicoli, che si insinuano, innumerevoli, tra le case al tufo con balconi rosso pompeiano sporti verso il mare, e che conducono infine al suggestivo cimitero monumentale cittadino, è necessario percorrere un breve e sottile tratto pedonale, curiosamente “decorato” (chissà perché…) dalle coloratissime scatole di un calzaturificio del bresciano (nella prima immagine, in alto).

Il rimando alle opere di Kupka (Opočno 1871 – Puteaux 1957) è immediato quanto misterioso: nella prima immagine, il secondo dipinto inserito è intitolato “La signora Kupka tra verticali” del 1910, conservato al MOMA e testimone delle appena avviate ricerche del pittore verso l’astrazione, il nuovo sistema di pensiero definito da Paul Klee come un «glaciale romanticismo» e da Kupka codificato nell’idea di «art inobjectiv». František vi approda partendo da studi ed analisi figurative sulla scomposizione delle forme nei riflessi dell’acqua, come testimoniato da tele ed acquerelli realizzati dal 1906 in poi.

3. Il pittore Kupka, quasi sessantenne, in un ritratto fotografico del 1928
4. Copertina di un numero della rivista “L’Assiette au beurre”, realizzata da Kupka a Parigi nel 1904

Nato in un verdeggiante paesino della Boemia orientale, Kupka inizia la sua formazione artistica a Praga, per poi trasferirsi prima a Vienna e, dal 1895, a Parigi, affiancando alla sua attività di artista quella di “medium” (da sempre attratto dallo spiritismo, sappiamo che forniva consulenze medianiche a Vienna) e di illustratore per varie riviste, da quelle di moda ai disegni per le pagine di revues illustrées, umoristiche e satiriche, come il pungente L’Assiette au beurre (“Il piatto di burro”, alimento costoso a quei tempi e pertanto simbolo di benessere sociale; nell’immagine n. 4 si vede la copertina de L’Assiette au beurre disegnata da Kupka nel 1904), e Les Temps Nouveaux, realizzando nel frattempo anche dei manifesti per i cabaret di Montmartre, dove abiterà per quindici anni.

Lo scrittore Apollinaire conierà a posta per lui il termine “orfismo” al Salon de la Section d’Or del 1912, volendo con ciò enfatizzare la portata innovativa di un tipo di pittura che si evolve «nella trasposizione di ritmi musicali [sono gli anni in cui la musica fornisce linfa vitale agli artisti che orbitano attorno all’astrattismo, sulla scia degli studi pittorici condotti soprattutto da Kandinskij] e geometrici in ritmi cromatici e spaziali, fino a un’illusoria “terza dimensione” architettonica» (Giulia Veronesi).

5. Kupka, “Cattedrale”, olio su tela, 1912-13; 6. Kupka, incisione in legno tratta dalla raccolta “Quatre histoires de blanc et de noir, 1926; 7. Kupka, “Architettura filosofica; 8. Fotografia della scrivente scattata ad Amalfi, con un particolare delle scatole

È quello che accade nell’opera “Cattedrale”, (immagine n. 5) un magnifico olio su tela datato 1912-’13 oggi al Museo Kampa, nell’omonima isola praghese, in cui Kupka, lasciandosi ispirare dalle possenti e severe chiese iridate del gotico francese, dà vita a questo intreccio silenzioso e ordinato di linee e di riflessi, quasi una lenta pioggia di frammenti di vetro, morbidi, che sembrano porte per altri mondi o finestre con luci accese dentro. Bisogna sempre del resto tenere a mente l’interesse del pittore per il misticismo, l’occultismo e la teosofia, oltre che per le religioni orientali, l’astrologia, non meno che per la scienza, e la filosofia tedesca.

Una materia pittorica, quella del Kupka della “Cattedrale”, – come di altre opere analoghe (si consideri, a questo proposito, l’immagine n.7) – preziosa come le stoffe più pregiate; il rigore geometrico è al servizio di un colorismo anarchico (e anarchico del resto lui lo è stato, anche se limitatamente agli anni 1900-1912 e senza una vera militanza politica) e ancora impastato di fauvismo.

9. Kupka, “Cattedrale”, particolare

Le altre opere di Kupka qui inserite seguono la stessa linea di pensiero delle precedenti: diagonali e colori, sospensioni di senso e tracce di un mondo denso ma espanso, dove anche il vuoto disegna lo spazio. L’immagine n.6, che è un incisione su legno facente parte della raccolta “Quatre histoires de blanc et de noir” (1926)  è quasi un omaggio, sacro, e dalla grafica incredibilmente avveniristica, alla musica, con il bianco delle pause di silenzio e il nero dei tasti del pianoforte.

Ora, quelle scatole che abbiamo lasciate a punteggiare una stradina di Amalfi, certamente si sentiranno nobilitate da questo accostamento con Kupka. Anche nella fotografia a lato (siamo sempre ad Amalfi) è possibile riconoscere dei lontani echi “kupkiani” in quel mosaico di piastrelle squisitamente dipinte (l’intera costiera amalfitana del resto può vantare una florida tradizione in fatto di ceramiche d’arte) che, tutte insieme, danno vita ad un paesaggio ideale di edifici, torri, ponti e loggiati variopinti, in contrasto con la “sfravecatura” della bianchissima parete della casa su cui questo moderno mosaico si trova.

10. Scorcio di Amalfi, fotografia scattata dalla scrivente che mostra un grande mosaico parietale di mattonelle dipinte e disposte sulla parete di una casa

Il correlativo oggettivo stavolta ha imposto di trasformare delle banalissime scatole da scarpe in una sorta di disordinato ma pur sempre affascinante e simpatico ammasso architetturale di strada. Il povero Kupka, invece, si starà probabilmente rivoltando nella tomba e si starà chiedendo come sia stato possibile aver associato ad alcune sue opere grandiose degli oggetti così ordinari e dalla vita breve.

O forse, visto che è abituato a guardare al di là del visibile, a cercare una verità diversa dalle certezze figurative e a sperimentare diversi metodi di conoscenza del mondo, per arrivare dal tangibile all’invisibile, sarà in grado di apprezzare la fatica e si accorgerà di avere ancora degli ammiratori, che riescono a pensare a lui non appena hanno di fronte uno scialbo e improbabile accrocco colorato. È lui stesso del resto a scrivere che «L’uomo crea la manifestazione del pensiero con le parole. Perché non potrebbe creare fatti di scultura e di pittura, indipendentemente dalle forme e dai colori che esternamente lo circondano?».

E, soprattutto, egli è profondamente convinto che «L’opera d’arte, essendo in sé realtà astratta, richiede di essere costituita di elementi inventati»: e allora si capisce bene come ogni suggestione diventi ben accetta.

Lorenza Zampa

About the author

Lorenza Zampa

Nata e cresciuta nelle Marche, si forma a Ravenna e Firenze, laureandosi in Storia dell’Arte Moderna. Autrice della raccolta poetica “L’evidenza arresa” (Maremmi Editore), disegna, suona chitarra e batteria e ama la compagnia di musei, libri e film.

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