Interviste

Arte e pubblicità | Dialogo con l’autore Elio Grazioli

“Non esiste infatti percezione senza desiderio e senza pensiero, né comportamento senza seduzione e persuasione ”

Elio Grazioli, Arte e pubblicità

Campagna-pubblicitaria-di-DG-2006.-Fotografia-di-Elio-GrazioliAlessandra De Bianchi: Nell’introduzione al suo libro Arte e pubblicità troviamo scritto “il reale stesso è già pubblicità, se non addirittura pubblicità della pubblicità”, ci spiega questa affermazione alla luce delle riflessioni che pervadono l’intero testo?

Elio Grazioli: La pubblicità è diventata così pervasiva da essere considerata una sorta di categoria con cui non è più possibile non fare i conti. Quello che mi sembra interessante è che, così come l’arte è uscita dalla cornice e si mescola alla realtà, allo stesso modo la pubblicità ha rotto la sua cornice ed è entrata in circolazione in ogni ambito e comportamento.

A.D.B: Gli esordi dell’arte moderna hanno coinciso, non a caso, con l’inizio della pubblicità, l’apparizione dei manifesti, la nascita di grandi centri commerciali, il sodalizio con gli artisti stessi soprattutto in Francia… Quale rapporto sussiste, dunque, tra arte e pubblicità oggi?

E.G.: Nella post-post-modernità tutto sembra possibile. Qualcuno pensa che la pubblicità sia la forma d’arte corrispondente a questa società ed epoca, altri che non si sa più che cosa sia arte. Io spero che i due ambiti conservino ancora un certo grado di conflitto. L’arte incita la pubblicità a non limitarsi a vendere un prodotto e a perseguire una certa qualità; la pubblicità non permette all’arte di illudersi di essere “pura”, unica e senza interessi.

copertina-234x300A.D.B: Esiste un’arte fine a se stessa, oppure l’arte che arriva al pubblico, che viene esposta ha comunque una valenza pubblicitaria, una volontà di attrarre, di essere desiderata anche materialmente e dunque quella “aggressività” e quel “narcisismo” che già Marinetti attribuiva alla pubblicità definendola “autopubblicità”?

E.G.: Non è che l’arte sia fine a se stessa, ma essa è la parte fine a se stessa di ogni attività umana. Così quando diciamo che un idraulico è un artista, vogliamo evidenziare quella parte del suo atteggiamento nei confronti della propria attività. Poi c’è il narcisismo, ma c’è anche il suo opposto, la fuga, la provocazione, l’isolamento, fino alla follia. In arte noi le amiamo tutte queste storie che ci sembrano indispensabili perché l’arte nasca.

A.D.B: Dal Cubismo al Futurismo e al Dadaismo fino alla Pop art, il confine tra arte e pubblicità è stato dichiaratamente eliminato nelle correnti artistiche del ‘900, oggi la fusione di prospettive è sempre esplicita o più subliminale?

E.G.: Non credo che ci sia fusione assoluta. Sia pubblicità che arte cambieranno nome e statuto, ma credo che l’evoluzione dei media e nuovi comportamenti umani che emergono da ogni dove ci riserveranno ancora molte sorprese. Che cosa è (la) pubblicità in Internet? Che cos’è (l’)arte nella cultura islamica o nella società dello spettacolo generalizzata?

Elio Grazioli (classe 1954), critico d’arte e curatore, insegna all’Università e all’Accademia di Bergamo, vive e lavora vicino a Milano.

 Alessandra De Bianchi è laureata in Filosofia Teoretica-Estetica, vive e lavora a Firenze

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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