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Christo e Jeanne Claude | Arte e Packaging

Impacchettare opere d’arte a cielo aperto, come se fossero enormi regali da scartare: gli interventi di Land Art del duo artistico Christo e Jeanne Claude, hanno molto a che fare con l’estetica del paesaggio e la volontà di nascondere per sorprendere. Ma anche con la libertà e la potenza dell’effimero.

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Chilometri di tessuti che ricoprono monumenti, edifici, ponti, oggetti di ogni dimensione, litorali: Christo e Jeanne Claude, coppia nell’arte e nella vita, sono famosi per i loro interventi di wrapping art, l’arte di impacchettare, incartare, nascondere e avvolgere nel tessuto o altro materiale. Dai primi “piccoli” impacchettamenti di opere maneggevoli negli Anni Sessanta (sedie, tavoli, barili di petrolio, una motocicletta, fiori, riviste, dipinti), il duo artistico ha conosciuto la maggior fama con il “confezionamento” di opere monumentali, fino addirittura a un tratto di costa.

Cruciale per la loro ricerca artistica fu il trasferimento negli Stati Uniti del ’64, dove Christo e Jeanne-Claude si avvicinarono alla corrente della Land Art, l’arte che supera i limiti fisici posti da gallerie e musei e che interviene direttamente sul territorio naturale. E’ da questo momento che l’ispirazione si rivolge ai paesaggi, alla natura, che diventa l’elemento di principale suggestione e che si trasforma in un’imponente scultura, come nel caso della Wrapped Coast, 2,4 chilometri di costa australiana nel Sud Pacifico ricoperti di tessuto bianco anti–erosione. Il tessuto bianco evidenzia i volumi della roccia, sottolineava i chiaro scuri e valorizzava la bellezza del paesaggio. Lo stesso effetto di arricchimento e connubio dell’arte con la natura si ha con la realizzazione dei Wrapped Trees, 178 alberi, a Riehen in Basilea, avvolti in un telo trasparente da cui filtrava la luce, dando particolare dinamicità agli alberi mossi dal vento.

Le opere dei Christo, come spesso accade nella Land Art, hanno dimensioni mastodontiche e, per questa ragione, una visione completa dell’opera si può ottenere solo dall’alto o da molto lontano; chi la visita da vicino, invece, non riesce a coglierne la completezza ma può diventare parte integrante dello spazio dell’opera, come  commenta lo stesso artista parlando delle dimensioni dei suoi progetti: “La scultura tradizionale crea il proprio spazio. Noi prendiamo uno spazio che non appartiene alla scultura e lo utilizziamo per creare una scultura”.

L’uso del tessuto rievoca gli elementi della tradizione classica come i drappeggi o i giochi della luce lungo le pieghe, creando confezioni spettacolari come il Reichstag di Berlino, coperto per 14 giorni da 100.000 metri di tessuto metallizzato e legato da 16 chilometri di corda. Per Pont Neuf è stato invece utilizzato un tessuto di poliammide simile a seta color arenaria che dava un effetto dorato. Furono impacchettati persino i lampioni, i parapetti, i marciapiedi. Ogni dettaglio è stato nascosto, lasciando il ponte nella sua essenzialità, trasformandolo in qualcosa di dinamico e post-moderno.

Tutte le opere di Christo e Jeanne-Claude sono tanto gigantesche quanto effimere. La loro vita dura circa due settimane, dopodiché tutti i materiali vengono smantellati e riciclati. La temporaneità delle loro opere è legata al significato che danno di libertà:

“Tutto il nostro lavoro è sulla libertà.

La libertà è nemica del possesso

e il possesso equivale alla permanenza”.

Ciò che resta sono documentazioni fotografiche, filmati, disegni dei progetti e testimonianze visive di chi ha avuto la possibilità di imprimere nella propria memoria tale esperienza.

Con The Sorrounded Islands il duo è riuscito a circondare di tessuto rosa brillante undici isole della Biscaine Bay in Florida: viste dall’alto ricordano le Ninfee di Monet; con Valley Courtain in Colorado, una tenda di un arancione sgargiante occupava lo spazio della valle senza toccarne i pendii e il terreno; con The Running Fence, 39,5 chilometri di tende bianche correvano dall’Oceano Pacifico verso l’interno del territorio, ricordando la grande Muraglia Cinese; oppure con The Gates, le cui 7.503 porte colorate rallegravano i viottoli del Central Park di New York.

In queste opere il paesaggio si tramuta in pura esperienza estetica, grazie agli effetti del tessuto e della luce.

0ad1f1ff92e86316e8ba16c7cb279f9b074b72a9Nel principio dell’impacchettare, dapprima semplice poi sempre più sofisticato (anche nei materiali che, seppur industriali, riescono a esaltare la valenza pittorica), il contenuto viene reso quasi irriconoscibile con la volontà di “svelare occultando”, come ha formulato David Bourdon, biografo della coppia di artisti, secondo il quale Christo e Jeanne Claude sono riusciti a creare “uno degli spettacoli visivi più magici del nostro tempo”. Le loro opere rappresentano un’esperienza affascinante unita all’urgenza di vivere la bellezza di un’opera che ha un tempo limitato. Il “carattere populistico” dei loro interventi mira a coinvolgere al gente comune e la rende partecipe di un’esperienza intensa, piacevole, al di fuori di musei o gallerie, che non ha implicazioni politiche, sociali, morali eccetto quella della bellezza dell’opera d’arte fine a se stessa, senza significati reconditi.
Come ha affermato il critico Werner Spies, l’atto di impacchettare opere, ponti, monumenti, oggetti, è un atto che “si beffa” della nostra fede nell’involucro esteriore e sposta “l’attenzione dal contenitore al contenuto”, al contrario della pop art che pone ironicamente l’accento su un mondo fatto di esteriorità. Così un’opera impacchettata e nascosta lascia percepire l’esistenza di un contenuto da immaginare oltre il rivestimento, suscitando il desiderio di scoprirlo o di lasciarlo lì custodito e viverne la libera, pura ed effimera esperienza estetica.

Sandra Branca

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Sandra Branca

Delle parole amo la sintesi, il nonsense e le immagini.
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