Arte e Fotografia

Arte cinetica: si prega di toccare

Un tavolo di multipli invita gli spettatori al gioco: l’insidiosa regola “Guardare, non toccare” sembra non valere per la mostra allestita all’Istituto Svizzero di Milano. 13 artisti per una collettiva che riscopre i meccanismi dell’Arte Programmata, attraverso le opere di alcuni dei suoi fondatori, sino alle nuove sperimentazioni di giovani artisti.

In Via del Vecchio Politecnico 3, il giorno dell’inaugurazione della mostra Arte Ri-Programmata all’Istituto Svizzero, si poteva incontrare in mezzo alla folla anche un affabile e anziano signore, con una bellissima sciarpa blu elettrico; Giovanni Anceschi è uno di quegli artisti che ama parlare del suo lavoro e della sua vita, con lo stesso tono con cui i nonni amano raccontare le storie. Si potevano tranquillamente fare due chiacchiere con lui mentre si sostava intorno al tavolino esagonale al centro della grande sala, su cui sono poggiati i multipli prodotti da Alessi, piccoli oggetti con cui il pubblico è invitato a giocare, disegnati dai membri del Gruppo T nel 1960.Il tavolo con i multipli prodotti da Alessi

È interessante vedere come un’opera, che anche quando rientra nell’interattiva sfera dell’arte programmata mantiene una certa aria di sacralità, può trasformarsi così agilmente in un gioco: i piccoli oggetti non aspettano altro che essere toccati, girati tra le mani e scambiati. E così i concetti delle opere originali dei membri del Gruppo T, vengono ripetuti nei multipli da loro progettati, ma anche nei nuovi lavori elaborati da artisti e designer firmatari del manifesto dell’arte ri-programmata, che unisce due generazioni nell’intento di condividere i meccanismi dei loro lavori. Le illusioni percettive di Grazia Varisco ad esempio, si trovano sulla prima parete a destra nel suo Schema luminoso variabile R.VOD/DOM, nel Sferisterio Semidoppio (il nome, ricorda Anceschi, è di Munari) poggiato sul tavolo esagonale, e nella Tipografia della luce di Yvonne Weber, artista e designer che concentra la sua ricerca sul punto in cui arte e scienza si incontrano. Lo spazio dell’Istituto Svizzero si articola per questa mostra intorno a una serie continua di rimandi, riferimenti, giochi di citazioni e di linguaggi prestati, progetti impossibili quarant’anni fa portati oggi a termine da una nuova generazione.

Yvonne Weber, Tipografia della luce (particolare)

Il Rotoplastik, multiplo creato da Gianni Colombo, secondo Anceschi va fissato mentre viene fatto ruotare: il suono e il movimento delle forme di legno che urtano il loro perno centrale dovrebbero rilassarci lentamente, un po’ come rilassa e ipnotizza guardare Between Time and Space, cubo che cambia continuamente angolazione, creato da Martin Fröhlich sulle orme degli spazi elastici. Uno dei multipli è un meraviglioso disco pieno di polvere di ferro, che come accade nelle opere del suo creatore Davide Boriani, si ferma su delle calamite quando lo facciamo girare. Nei multipli tutto il cinetismo è affidato alle nostre mani, e prendendo il posto di solito affidato all’energia elettrica, non possiamo far altro che perderci in un gioco, aspettando il nostro turno come fanno i bambini in coda alle giostre. Verrebbe da citare Munari in questi casi, organizzatore delle prime mostre del Gruppo T negli anni ’60, e primo enorme esponente dell’arte giocata e vissuta. Ma Anceschi era lì, insieme alla sua Struttura Tridimensionale Componibile illuminata da faretti rosa e al suo multiplo pieno di liquido dello stesso colore,  a raccontare come recentemente sia tornato a fare l’artista dopo anni di design “75 eh ne ho…”. Ma tanto l’arte è un gioco, da 0 a 99 anni.

Elena D’Angelo

Veduta della mostra

About the author

Elena D'Angelo

Classe 1990, vive da sempre nell’hinterland milanese, e ha studiato
tra la Statale e Brera, dove al momento frequenta il corso di laurea
specialistica in Pratiche Curatoriali. Ha curato diversi progetti
legati al lavoro di artisti emergenti ed è l'editor per la versione
inglese del magazine online Juliet.

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