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Arte e Cinema #1: Akira Kurosawa e Vincent van Gogh

La presenza di citazioni pittoriche nel cinema giapponese è rilevante, come è altresì forte il legame con le altre espressioni artistiche, come il teatro e la musica. Questo sincretismo tra arti diverse fa si che il cinema rispecchi, per sua natura multimediale, la somma di tutte le arti. Di per sé il cinema rappresenta un’arte visiva, basata sulla riproduzione di immagini come del resto avviene nella pittura. Entrambe le forme artistiche, percepiscono la realtà, o meglio, diventano oggetto rappresentativo della cultura, attraverso il linguaggio dei segni (spazio, colore, luce, movimento). La commistione tra i due mondi generatori di immagini, avviene grazie alla reciproca forza di attrazione. Il cinema non ignora la pittura come arte figurativa, la richiama, ne è attratto, tenta infine di inglobarla.

Quest accade in modo evidente, nel film “Sogni” di Akira Kurosawa del 1990, nel quale vi é la citazione diretta delle opere del grande genio olandese Vincent Van Gogh. La pittoricità all’interno del film non si riscontra unicamente attraverso l’uso diretto del repertorio iconografico dell’artista, ma in special modo, nel contesto stilistico, nell’evocazione suggestiva delle atmosfere, dalla grande cura estetica e dal forte cromatismo di cui le scene sono sature.

In “Sogni” le opere di Van Gogh sono fatte rivivere attraverso il medium cinematografico. La fusione tra arte e cinema nel film di Kurosawa si sviluppa grazie all’immagine dipinta riflessa nello schermo (la “tela audiovisiva”). È la natura stessa a comporre la cornice dei due artisti, come in un sogno il paesaggio si dipinge davanti ai loro occhi. Il regista utilizza la pittura come fonte depositaria di memoria per dare valore di eternità al film. Difatti, l’arte permette la sopravvivenza dell’antico, così come nell’immagine cinematografica ritroviamo la nostra storia.

“Sogni”, rappresenta una sorta di parabola umana del regista: intreccia otto episodi basati su sogni, incubi, riflessioni del protagonista, partendo dalle sue angosce infantili fino al momento della vecchiaia. Durante il film, si ha come la sensazione di ripercorrere le tappe della breve ma intensa vita di Van Gogh.

Il primo episodio ambientato nell’infanzia, vede il piccolo Akira attratto da ciò che é proibito: assistere al matrimonio delle volpi nel bosco. Nel sogno, le volpi simboleggiano i conformisti che hanno stabilito le regole della società, le loro rosse pellicce sono la trasfigurazione dell’insaziabile voglia di dominio sui cervelli deboli.

Evidente è il richiamo al concetto di genio rifiutato dal suo tempo che rispecchia il pittore e il regista, poiché entrambi si sentono inadatti all’ambiente culturale in cui vivono. Del resto, la figura dell’artista in sé è associata al suo essere maudit, alla volontà di sottrarsi alle norme dell’ordine sociale e di agire come fou, in grado di annunciare verità che la società non riesce ancora ad accettare.

Le volpi di Akira Kurosawa non sono diverse da quelle di Van Gogh che ritroviamo nell’episodio della maturità, in cui il protagonista, alter-ego del regista, entra letteralmente nel quadro “Campo di grano con volo di Corvi”. Qui le volpi hanno compiuto sotto gli occhi dell’artista, la loro metamorfosi: sono diventate corvi neri, simbolo di morte, disarmonia. Il loro gracchiare non è altro che coro di dissensi e rifiuti di una società fossile. Non a caso, la realizzazione del quadro può essere considerata il testamento artistico spirituale di Van Gogh, poiché precede di qualche giorno la morte.

Il secondo episodio particolarmente interessante dal punto di vista artistico è Il Pescheto: il regista bambino si trova di fronte una natura morta, in cui le bambole imperiali mettono in scena una danza campestre e fanno rivivere il pescheto affinché il piccolo possa ancora godere dei colori e dei profumi della vita. L’attenta ricerca cromatica nel film, è la stessa che ritroviamo visivamente in “Peschi in fiore” di Van Gogh. La natura presentata da entrambi gli artisti, è carica di vita, di speranza di ritrovare nell’uomo un’umanità nei confronti del mondo.

Il percorso iniziatico del regista pittore si conclude con l’ultimo episodio: il Villaggio dei Mulini. Il protagonista, un vecchio saggio paragonato a Van Gogh e, a sua volta, al regista stesso, riflette sul concetto di morte come naturale passaggio che conduce alla beatitudine eterna: il Paradiso.

Non meno importante è capire perché Akira Kurosawa sceglie Van Gogh come protagonista assoluto di “Sogni”: il Giappone per Vincent Van Gogh coincide con l’immagine di un mondo utopico, fluttuante ed effimero qual è il concetto stesso di sogno.

Sara Ulivi

About the author

Sara Ulivi

Nasce ad Arezzo nel 1987. Si è laureata al corso magistrale in Arti Visive presso l’Università di Bologna. Ha lavorato nel campo della didattica museale, della comunicazione e curatela di eventi culturali. Volontaria per la tutela del Fondo Ambientale Italiano.

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