Arte e Fotografia

Arrivederci Mordillo | “L’umorismo mi salva dalla paura”

“Bisognerebbe che l’umanità si ribellasse a questo stato di cose, si fermasse, incrociando le braccia e chiedesse conto di dove stiamo andando. Ci vorrebbe uno sciopero, uno sciopero dell’umanità. Io, con i miei disegni, racconto la tenerezza e la paura. Che poi è la mia stessa paura: per quello che potrà succedere, per che cosa ci riserverà il futuro. Un mondo felice è possibile ma è un’utopia… L’umorismo mi salva dalla paura, dalla paura ancestrale che accompagna tutti noi, quella delle eterne domande: dove siamo, perché ci siamo, dove andiamo?… del resto, in un mondo felice, l’umorismo non è necessario…”

Guillermo Mordillo Menéndez, in arte Mordillo all’età di 86 anni ci lascia, con le nostre paure, in un mondo disordinato, vago e sempre più arido, la sua poesia era indispensabile oggi più che mai. Le sue vignette, emozionano, richiamano alla vita, senza l’uso di parole, con un silenzio pieno di anima.

“All’inizio è stata una necessità – ci raccontava il disegnatore argentino – vivevo a Parigi, non parlavo il francese e così era più facile esprimermi soltanto con ildisegno”. Poi è diventato uno «stile» (che funziona dappertutto, senza bisogno di traduzioni) che lo accomuna, ma solo in parte, al suo «fratello gemello», Quino, l’altro maestro argentino dell’umorismo, il papà di Mafalda (che è una invece che parla molto), nato pochi giorni prima di lui.

E alla fine è diventata una scelta: La parola è superflua, è commerciale. Basta il disegno e, nel caso del cartone animato, il movimento. Anche il cinema, il grande cinema, è quello muto: Chaplin e Keaton sono due maestri insuperabili. Lui non parlava e non sorrideva mai, aveva una faccia senza espressione. Se ci fate caso, i miei protagonisti non hanno quasi la bocca”.

“Sono nato con la matita, e a tre anni ho fatto la mia prima vignetta che ritraeva un plotone di soldati che avevo visto sfilare in una parata. Nel 1938 mia madre mi portò al cinema a vedere Biancaneve e fu innamoramento a prima vista. Lì nacque la passione per i cartoon”.  New York, è qui che Mordillo esordì a 18 anni partecipando all’animazione di alcuni episodi di Popeye Ma fu una disillusione – confessò – perché era un’animazione limitata che non mi soddisfaceva e così mi sono buttato sulle vignette. Disney, è morto nel 1966 e da allora il cartone animato è un’altra cosa. Anche Keaton è morto quell’anno e proprio quell’anno, a Parigi, la mia attività ha preso il volo: una coincidenza che mi dà i brividi”. Dopo l’esperienza nella Grande Mela, nel 1963 Mordillo decide di trasferirsi a Parigi, dove collaborerà con il quotidiano Paris Match e con la rivista Lui. Parallelamente, realizza anche cartoni animati per la televisione francese e collabora con il giornale Der Stern e la televisione tedesca. Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi internazionali, tra cui il Phoenix Prize of Humor nel 1973, il Yellow Kid Award nel 1974, il Nakanoki Prize nel 1977, il Cartoonist of the Year del Salone Internazionale dell’Humor di Montréal nel 1977.

Morbillo ci dona un tratto pungente, acuto e allo stesso tempo tenero, dolce, delicato.

Il mio disegno non è spontaneo, nasce da un lavoro lento, di elaborazione”.

Affettuosità con animali, dalle giraffe con il collo lunghissimo agli animaletti con il naso enorme, tra le sue illustrazioni ha ricreato anche se stesso: l’omino bianco col nasone e gli occhioni a palla, pelato e rotondo, che porta il suo stesso nome.  Uomini innamorati che zampillano in  amabili cuoricini ma non solo. “Sì l’amore – diceva Mordillo – è molto importante e può essere molto buffo. Io da giovane, e anche adesso, mi considero un romantico e sono molto pudico. Non mi piace parlare troppo dei miei sentimenti”.  

“Una volta ho fatto una vignetta in cui si vedeva una serie di case, tutte dello stesso colore, e un omino che ne dipingeva una diversa e, per questo, veniva portato via da un poliziotto. Ebbene, quella vignetta, che non era nata per fini politici, è stata scelta per una campagna di Amnesty International contro i totalitarismi”.

I temi di questo straordinario artista visionario, sempre volti alla riflessione, attraverso una morbida provocazione, hanno creato uno stile unico ora riconoscibile in tutto il mondo. Mordillo parlava della vita attraverso l’amore, la fragilità, ma lo faceva senza esitazioni, con i colori della passione verso un modo fatto di fantasia, di certezze attraverso l’arte, in una quotidianità fatta di piccole cose, insita negli esseri umani, sempre alla ricerca della felicità, della libertà.

Resteranno i suoi disegni, icone inconfondibili, a riempire i nostri biglietti di auguri, diari scolastici, tazze, puzzle e gadget di ogni tipo. I suoi disegni, immortali, in questo mondo che è un arca di Noè, perduta alla deriva,  ci terranno compagnia vagando nell’eternità.

Ci mancherà.

Maria Di Pietro

 

About the author

Maria Di Pietro

Fotografa da sempre dedita al fotogiornalismo, appassionata di ogni forma d'arte, ama definirsi scrittrice d'immagini, perché il racconto è per lei insito nelle immagini che crea.
Sempre in viaggio con la sua scatola magica, trasforma presto la sua passione in una necessità che la spinge a un'assetata ricerca tra il reale e l´immaginario.
Anima libera da padroni continua a cercare quella fotografia volta al paesaggio e ai segni che l'uomo lascia, a quella bellezza visibile nell'essenziale della quotidianità dello sguardo.

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