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“Arrival” | Parola d’ordine: comunicazione

Arrival è il nuovo film di fantascienza diretto dal regista pluripremiato canadese Denis Villeneuve, in concorso alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il film, basato sul racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, è scritto da Eric Heisserer e vede come protagonisti Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker.

Gli alieni sono arrivati di nuovo sulla Terra, ma questa volta è diverso. La routine della classica fantascienza viene interrotta… Che cosa vogliono? Da dove vengono? Queste solo le domande sbagliate. Forse la domanda giusta è: una parola quanti significati può avere? Quanti sinonimi? La chiave di volta è la comunicazione accompagnata da una sana elasticità mentale, non tipica dei vulcaniani.

Sin dall’antichità abbiamo comunicato e soprattutto cercato di lasciare ai posteri delle tracce, degli indizi, degli aiuti che oggi vengono considerati ricordi e testimonianze (come, per esempio, le Piramidi o i dipinti murali dei primitivi). Ma se dovessimo interagire con un popolo alieno e creare con loro un contatto, come ci dovremmo comportare? Sarebbe certo utile un traduttore che possa codificare il loro linguaggio, ma esiste un traduttore di lingua aliena? Risposta ovvia: no!

Quando si è presentato il problema, il traduttore (anzi, traduttrice) è stato individuato e ha dato il via alle danze della presentazione. E’ così scaturito un dualismo comunicazione-futuro talmente stretto che vien da chiedersi se effettivamente uno non dipenda dall’altro. In fin dei conti il nostro è un mondo caratterizzato dalla linearità: modalità di scrittura lineare, comunicazione e matematica lineare… ma se il tutto fosse circolare? Nulla avrebbe più un inizio e/o una fine e quindi il tempo si annullerebbe. Se ci provassimo a pensare, sognare e comunicare in tondo cosa accadrebbe?

Come sempre nella fantascienza ci sono troppe domande e pochissime risposte, ma guardando questo film forse potreste trovare una soluzione a questo quesito: cosa sono 3.000 anni? Per i fans di Lo Hobbit la risposta è facile (“3000 anni per un elfo sono un mero battito di ciglia”), ma per noi? E per loro, gli alieni?

Guardate il film: meglio iniziare a prepararsi a future prospettive, potrebbe anche diventare una guerra globale, o forse no? Intanto è il caso di presentarsi e di iniziare a comunicare.

Giovanna Aliprandi

About the author

Giovanna Aliprandi

Da sempre attratta dalle arti visive ed uditive, si interessa al mondo culturale spaziando dal cinema alla fotografia, passando per il fashion design.