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Appunti dalla quarantena #9

L’atmosfera di sospensione in cui tutta Italia è immersa a causa dell’emergenza Corona Virus, porta con sé riflessioni, contraddizioni e cambiamenti di un “tempo nuovo” che è ancora tutto da decifrare. Abbiamo chiamato a raccolta le nostre penne (e oltre!) per condividere brevi pensieri sulla condizione che stiamo vivendo, nelle tante sue sfumature. Ecco alcune “pagine di diario”, che pubblicheremo periodicamente in queste settimane: abbiamo uno spazio a disposizione – il nostro sito – e vogliamo in questo momento renderlo utile per questo fine.

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Quattro mura non mi stanno strette. Sono elegantemente vestito da esse, mi calzano a pennello. Non ho bisogno di altro, non ora. Non necessito di hashtag per rimanere a casa o per leggere, lo faccio già, abitualmente.
Ho disattivato la maggior parte dei social network. Avere informazioni è fondamentale, ma l’essere costantemente in balia di notizie, informazioni ed iniziative ora è un abuso, un brusio in sottofondo amplificato dalle mura di casa.
Non invidio nessuno e allo stesso tempo invidio tutti, ma osservo dalla mia finestra i passanti che in realtà non ci sono. Sono felice, non nel mio egoismo, ma di ciò che indirettamente mi viene, nella delicata situazione che viviamo, donato. La tranquillità, la possibilità di ritirarmi. Desidero spegnere la luce, lo smartphone, i canali di comunicazione. Desidero ritrovare il mio corpo ed i miei pensieri, ora ancor di più.  Vividi nella mia mente sono i morti senza riposo, ma un silenzioso pensiero va ai feriti a morte, in tutte le loro forme. Ritroviamo il silenzio perduto perché ritornerà il chiassoso quotidiano e non ci verrà più concessa una tale pace dal mondo, noi che potremmo testimoniarla.

Andrea Riesti, Bologna

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E il pianeta terra ringrazia. Mi affaccio alla finestra della mia casa di Milano e avverto uno strano senso di stasi. Tutto è fermo. Non un clacson, nessuna macchina in giro, non un passante. Ogni tanto si sente giusto un autobus che passa, a rilento, senza fretta. Possibile che ci sia un nido su quell’albero di fronte? Ma è da lì che proviene il cinguettio mattutino, che ben si sposa con l’aria apparentemente più pulita di questi tempi? Ebbene si. La chiusura forzata delle persone in casa e lo stop alle attività produttive e commerciali non essenziali, comprese quelle ricettive, hanno trasformato lo scenario quotidiano a cui eravamo abituati. Non mi sembra più di vivere dove vivevo prima. Addio stress cittadino. Addio smog da industrie. Addio vociare superficiale e continuo di persone fuori ai locali la sera. Addio ansia da prestazione in generale. Fermiamoci un attimo. Pensiamo al mondo che ci circonda, alle cose davvero essenziali. Cosa faremo, una volta che tutto questo finirà? E intanto il pianeta terra ringrazia. Sta respirando. Sta avendo tregua.

Adelaide De Martino, Milano

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