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Appunti dalla quarantena #7

L’atmosfera di sospensione in cui tutta Italia è immersa a causa dell’emergenza Corona Virus, porta con sé riflessioni, contraddizioni e cambiamenti di un “tempo nuovo” che è ancora tutto da decifrare. Abbiamo chiamato a raccolta le nostre penne (e oltre!) per condividere brevi pensieri sulla condizione che stiamo vivendo, nelle tante sue sfumature. Ecco alcune “pagine di diario”, che pubblicheremo periodicamente in queste settimane: abbiamo uno spazio a disposizione – il nostro sito – e vogliamo in questo momento renderlo utile per questo fine.

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L’effetto che fa. Il mondo vecchio si stoppa. Basta viaggi, basta consumi, alla vicinanza si sostituisce la distanza sociale. L’altro ti fa un po’ paura e un po’ senti che devi proteggerlo. Oscilli tra introspezione e tecnologia. Dai social media si passa alla social life. Ma guarda, hai visto? Togli il consumo, rimane la cultura. Ed ecco che, infatti, la resistenza sui social è kulturale. Probabilmente nella Sylicon valley c’è qualcuno che sta progettando i social del futuro post apocalittico. Oltre Black Mirror, oltre la più fervida immaginazione dello sceneggiatore più visionario e diabolico del mondo. La natura si rimpossessa dell’ambiente. L’uomo ne è completamente escluso. Il primo ministro parla alla nazione come nelle più belle serie tv distopiche che ci vedevamo sul divano quando “Netflix and chill”. Invece è tutto maledettamente reale. Qualcuno dice che servirà, che andrà tutto bene, altri che è la fine. Il carattere cinese di crisi in fondo è formato da due caratteri: pericolo e possibilità. Chissà. Tanti articoli scritti, tante opinioni. Infodemia televisiva e cartacea. In questo turbinio penso al mio giovedì sera del mondo vecchio quando frequentavo un corso di yoga, in uno scantinato a due isolati da casa mia. Mi ritagliavo quel momento settimanale per concentrarmi solo sul mio respiro e mettere i piedi nudi ben piantati a terra oltre il tappetino. La mia maestra di yoga diceva sempre alla fine di una posizione: “Ora che hai finito l’esercizio, fermati, concentrati sul respiro e sul tuo corpo e senti l’effetto che fa”. Già. L’effetto che fa. Ci penso su e mi accorgo che il nuovo mondo è appena iniziato, siamo ancora sul tappetino che ci muoviamo. Forse ora bisognerebbe solo stare sospesi e aspettare la fine di questo tempo fermo eppure così nevrotico e sentire solo allora l’effetto che farà.

Marta Vanzaghi, Milano

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Pietà contro cinismo, forza contro timore. In Europa sono morti 57.000.000 di persone tra la prima e la seconda guerra mondiale. No, oggi non parliamo di guerra, i nostri figli e i nostri mariti non sono al fronte a morire per le peggio atrocità, le nostre case non sono bombardate. Possiamo mangiare e, con tutte le difficoltà, curarci. Ma molti di noi sono al fronte: medici e infermieri e personale di soccorso, persone che sono addette all’approvvigionamento alimentare, addetti alla pulizia, alla sicurezza e ai trasporti e tante altre categorie essenziali. Ma anche famiglie con parenti disabili da gestire tutto il giorno, famiglie con malati gravi, persone con bambini piccoli, persone con familiari in astinenza, o violenti, o alcolisti, persone che vivono stipate in pochi metri quadri, persone che soffrono di depressione, malati soli, anziani soli, poveri che non possono fare scorte alimentari e che non hanno la forza per trascinarsi a un supermercato, gente isolata, che non ha tecnologia, persone che hanno i figli lontani, incastrati in qualche posto nel mondo, partiti per costruire il futuro e ora costretti a fare i salti mortali in paesi che non proteggono. Questo è il fronte. Il problema non è l’apericena, il problema è sopravvivere con dignità. Questa partita è per i maratoneti. L’Italia ha una civiltà millenaria, oggi gioca la sua partita e la deve vincere. L’Italia vuole conciliare il progresso con la protezione dei deboli, perché questo ci rende umani, ed essere umani per noi ha un valore. Usiamo la ragione non solo per interpretare il passato, ma per immaginare il futuro e costruirlo. La natura è stupenda ed è la nostra madre, ma la natura stermina i deboli e conserva i forti. Gli esseri umani si distinguono per questo: perché vogliono proteggere la vita, qualsiasi essa sia. Quella che stiamo combattendo è una battaglia di civiltà, ma è anche la battaglia che mobilita l’essere umano contro la forza implacabile della natura. Una battaglia che vede la pietà contro il cinismo, la solidarietà contro l’egoismo, la forza contro il timore. L’Italia ha una grande forza data dalla sua voglia di comunicare, dalla sua capacità di empatia, dalla bellezza millenaria che la circonda, dalla bellezza naturale nella quale siamo immersi, dall’arte e dalla letteratura. Siamo tutti sotto lo stesso cielo e non ci possiamo salvare da soli, che tu lo capisca o no, questa è la realtà. Grazie a tutti coloro che hanno deciso di non arrendersi all’odio e alla paura.

Patrizia Genovesi, Roma

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Aria. Respiro.
Continuamente faccio esercitazioni di respiro. Sento e cerco l’aria.
Chissà se prendessimo coscienza di questa semplicissima azione cosa succederebbe al ciclo della terra?
L’acqua è più limpida. I colori diventano puri.
E noi andiamo sempre più dentro forse toccando il centro.
Quel luogo fatto di materia e spirito in equilibrio.
In una bolla, dove l’infinitamente piccolo è in relazione con l’infinitamente grande, come nello spazio dove manca l’ossigeno.
E per contrappasso vivi perché chiusi dentro uno spazio.
L’aria è pericolosa. L’acqua è pulita.
Dentro un cerchio, gli elementi trovano equilibrio.
Imparare a respirare di giorno.
Imparare a desiderare di notte.

Nina Carini, Milano

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