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Appunti dalla quarantena #4

L’atmosfera di sospensione in cui tutta Italia è immersa a causa dell’emergenza Corona Virus, porta con sé riflessioni, contraddizioni e cambiamenti di un “tempo nuovo” che è ancora tutto da decifrare. Abbiamo chiamato a raccolta le nostre penne (e oltre!) per condividere brevi pensieri sulla condizione che stiamo vivendo, nelle tante sue sfumature. Ecco alcune “pagine di diario”, che pubblicheremo periodicamente in queste settimane: abbiamo uno spazio a disposizione – il nostro sito – e vogliamo in questo momento renderlo utile per questo fine.

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Senza poter dire quanto amore. Ri-definirsi, ri-collocarsi in questa dimensione spazio/tempo dilatata e surreale. L’imperativo è rallentare, l’urgenza è il rispetto. Mi fermo, imparo a conoscere questa casa che vivo da due anni, ma che solo adesso scopro realmente. Sono sola in questa quarantena, lontana dagli affetti. Le telefonate, le videochiamate rompono il silenzio delle strade, i pigri tentativi di assecondare i dictat di flashmob, concertini e applausi di cui i miei vicini sembrano, per fortuna, essersi già annoiati. Gli occhi languono dietro i vetri delle finestre, non si contano più le sigarette fumate, quelle spente con una smorfia di disgusto, quelle perse tra i cuscini del divano. Per fortuna ho smesso a inizio anno. Mi chiedo se torneremo mai come prima, dopo questa che per me è a tutti gli effetti una guerra. Perché, se chi muore lo fa senza poter ricevere l’ultimo abbraccio dai propri cari, senza poter dire loro quanto amore poteva ancora dare, che cos’è questa se non una Guerra?

Laura Tota, Torino

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Mica pizza e mandolino. Andrà tutto bene non è uno sprone. Andrà tutto bene non è un monito. Andrà tutto bene è il nostro, tutto italiano, messaggio di speranza in un momento in cui non ci viene dato di capire cosa ci sta sfuggendo di mano. E se non dovesse andare tutto bene? Non è vero che la psicologia umana ha bisogno di messaggi positivi e felici per rasserenare le menti. Abbiamo bisogno di verità. E la verità ti pone davanti alla domanda: e se non andrà bene? Freud lo chiamava senso di morte, certo, un concetto che pare macabro per parlarne in questi giorni, ma realistico e molto semplice. Ogni uomo nella sua mente si configura lo scenario peggiore a cui tende naturalmente, anche inconsciamente. In alcuni casi si sviluppa un desiderio di morte palese che sfocia in patologie psicologiche evidenti,  in altri rimane latente e sottende ad altre attività inconsce. In questo caso, il messaggio di morte, il virus,  arriva dall’esterno e tocca le nostre più sopite paure. Esorcizziamo con bandiere e canti, tipico dello spirito comunitario del nostro Paese. Ma è con lo stesso spirito che ci siamo impoveriti, che la sanità ha aperto falle, che il sud Italia è scomparso dall’economia e che abbiamo lasciato una coltre di piccoli e medi imprenditori vedersela da soli con le difficoltà del mercato. Dov’è allora quello spirito comunitario? Sui balconi? Dovrebbe essere nelle mani di tutti noi. Nel concreto bisogno di verità…che mai ci è stata propinata. Forza allora, invece di cantare e spettacolizzare, oltre che ridicolizzare, sediamoci a tavole rotonde e riprendiamoci la forza che ci pulsa nelle vene. Ma insieme davvero. Mica pizza e mandolino.

Daniela Ficetola, Milano

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Smart working. Una cosa positiva scaturita dall’emergenza Corona Virus? Lo smart working obbligatorio nella Pubblica Amministrazione, a seguito della Direttiva 02/2020 emanata dal Ministro Fabiana Dadone. Dal 12 marzo, infatti, è stato forzatamente avviato l’abbandono delle obsolete modalità lavorative, a vantaggio di un lavoro agile. Riuscirà la Pubblica Amministrazione a valutare i propri dipendenti in base al numero di pratiche evase e ai risultati raggiunti, piuttosto che sulle ore di presenza in ufficio? Sicuramente le sedie sentiranno la mancanza di tutti coloro che le tenevano calde ogni giorno, ma almeno l’Amministrazione risparmierà sui costi del lavoro straordinario e dei buoni pasto, svincolando i lavoratori sia dalla sede di lavoro, che dagli orari. Non sarà facile avviare nuove procedure e cambiare radicalmente la forma mentis avuta finora in questo settore, ma noi siamo fiduciosi e accettiamo di buon grado la sfida.

Adelaide De Martino, Milano

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