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Appunti dalla quarantena #10

L’atmosfera di sospensione in cui tutta Italia è immersa a causa dell’emergenza Corona Virus, porta con sé riflessioni, contraddizioni e cambiamenti di un “tempo nuovo” che è ancora tutto da decifrare. Abbiamo chiamato a raccolta le nostre penne (e oltre!) per condividere brevi pensieri sulla condizione che stiamo vivendo, nelle tante sue sfumature. Ecco alcune “pagine di diario”, che pubblicheremo periodicamente in queste settimane: abbiamo uno spazio a disposizione – il nostro sito – e vogliamo in questo momento renderlo utile per questo fine.

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Una guerra, ma non è la fine. Leggo da più parti di chi ci chiede di non chiamarla guerra. E ciò in nome di una reviviscenza della natura, libera finalmente di espandersi senza più i margini mortificanti imposti dalle attività umane, ma soprattutto non sarebbe una guerra- dicono- perché gorgheggiano dal fango di questo orrore straordinari atti di solidarietà, responsabilità, abnegazione, eroismo che invadono di una luce spiazzante questa oscura stamberga che pare essere diventato il mondo. Eppure, io non saprei come altro chiamare la fatica e il terrore dei medici avviluppati in una rete di uomini e donne infetti, cianotici e soli; la fila interminabile di bare; le cremazioni a ritmi nazisti perchè non c’è posto per tutti; il silenzio delle città interrotto dalle sirene; la desolazione delle strade; la confusione della borsa; la miseria.

Il negazionismo di chi teme di chiamarla guerra, in realtà, la potenzia, riconoscendo al conflitto, al deus ex machina oscuro che manipola i popoli, anche il potere di distruggere la bellezza dell’uomo e del creato. E, invece, il crollo delle opere d’uomo sotto le bombe non ha mai impedito al cielo di assistere a una nuova rinascita della pervicace umanità.

Alla storia dei conflitti poco importa che, ora, dai cannoni escano microbi che tolgono il fiato, perché lo sa che non è una crisi sanitaria questa, ma una guerra. E, tuttavia, un virus che vuol tenerci lontani- eppure ci avvicina e ci fa chinare gli uni sulle disgrazie degli altri- sta inesorabilmente fallendo, come ogni conquistatore della storia, che ha poi finito sempre per cedere il passo a uno più forte di lui. 

E ciò perché la rivoluzione dell’amore, degli ideali, del genio umano messo al servizio del bene, dell’intellettualismo fecondo, delle arti ha sempre riscritto la storia con la bellezza. Siamo in guerra, dunque. Ma non è la fine.

Marilù Cesaro, Aversa (CE)

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