Arte e Fotografia

Ann Hirsch | Ambiguità, sessualità e antropologia

Scarpette da ballerina, palloncini colorati, lumache, il muppet Elmo: oggetti che nei disegni della serie Iceberg di Ann Hirsch (Baltimora, 1985) – esposti in Submarine Society, la prima personale in Italia dell’artista statunitense, visitabile fino all’11 novembre presso la Gallleriapiù di Bologna – appaiono a fianco di alieni, fantasmi, mostri, di rappresentazioni di atti di sottomissione sessuale o di scene in cui i protagonisti rimangono sospesi in un’atmosfera torbida e indecifrabile.

A racchiudere insieme questi elementi fra loro apparentemente discontinui, l’artista utilizza l’immagine dell’iceberg, ispirandosi alla celebre similitudine impiegata da Freud per spiegare come la mente umana nasconda la maggior parte dei propri contenuti. Se l’iceberg rimane quindi una costante di tutte le opere della serie, sotto la superficie dell’acqua ogni disegno ci mostra differenti scenari tragicomici e surreali. I tratti duri e primitivi che caratterizzano i volti e le situazioni in cui i protagonisti sono colti richiamano i controversi dipinti realizzati dal pittore francese Balthus (1908-2001), che, nell’arco della sua lunga carriera, ha ritratto adolescenti in atteggiamenti erotici.

Nei disegni di Iceberg, oltretutto, l’effetto perturbante si dilata a causa dell’ambiguità dei riferimenti simbolici che per lo spettatore sono indecifrabili. Solo di alcuni è possibile rintracciarne il senso, come nel caso dell’immagine della piovra, utilizzata anche in diverse incisioni di Hokusai come simbolo di aggressione sessuale, ma, nella maggior parte dei casi, rimane celato, da ricercare nel vissuto intimo dell’artista che attraverso la serie dà forma alle sue paure e ai suoi desideri inconsci. Meno intimista è la seconda parte della mostra, che si configura come un vero e proprio display attraverso cui guardare le inclinazioni sessuali della nostra società attraverso il filtro delle immagini pornografiche.

Sulle pareti della stanza – vietata ai minori di 18 anni – dipinte con toni dell’azzurro a riprodurre un ipotetico effetto glitch degli schermi digitali, possiamo vedere diversi video della serie Cuts. Ognuno di essi è il frutto di ore di ricerca su siti pornografici, accuratamente divisi per categorie e montati insieme per rivelarne le tendenze ricorrenti.

È così che nella sezione ‘amateur’ possiamo vedere casalinghe (tutt’altro che desperate) ballare goffamente nell’intimità della propria casa, sotto gli occhi di migliaia di estranei; oppure renderci conto di come, in molti video che ritraggono delle adolescenti, i volti degli uomini sono stati oscurati con lo scopo di evitare che vengano perseguiti per eventuali reati di pedofilia. Le ‘milf’, invece, sono il simbolo di come la nostra società distorga il concetto di maternità presentandola attraverso donne attempate dagli enormi seni.

I differenti livelli di significato che l’artista fa emergere da questi materiali vengono ulteriormente evidenziati dalle colonne sonore da lei scelte: per i video della categoria ‘teen’ utilizza la canzone I’m on Fire di Bruce Springsteen, esempio perfetto di maschio di mezz’età, bianco ed eterosessuale; per i video della serie ‘interracial’ la frase <<it’s so=”” deep=””>> ripetuta in loop dalle attrici; per ‘anal’, ‘milf’ e ‘for women’ è la voce dell’artista a sostituire l’audio originario in amari monologhi che riflettono sul senso di ciò che stiamo vedendo. Il video ‘asian’ è l’unico muto, le immagini ci mostrano donne dai tratti orientali vicine ai lettini per massaggi, identificate da banali stereotipi culturali, ma senza voce.

A fianco dei monitor, inoltre, aleggiano i loghi dei principali siti dai quali i video sono stati prelevati. Il porno ci viene così presentato per quello che è: un fenomeno commerciale, oltretutto altamente diffuso, ma anche culturale. Se intendiamo il termine “cultura” in senso antropologico, come insieme di valori, credenze, simboli, ma anche produzioni materiali e rappresentazioni con le quali si identifica il modo di vivere di un gruppo sociale, è evidente che il paragone risulta plausibile. Ann Hirsch trasforma questi dati culturali, spesso volutamente celati e vissuti nell’intimità di casa propria, in materiale di studio sociologico. Così come, guardando sotto la superficie dell’acqua, possiamo vedere l’immaginario inconscio dell’artista che popola la parte nascosta dell’iceberg, la pornografia sembra diventare nelle opere in mostra lo specchio nascosto di una società, che, attraverso le sue ossessioni sessuali, rivela tantissimo di sè.

Monica Poggi

About the author

Monica Poggi

Nata a Bologna nel 1991, laureata in Fotografia, si occupa di arte contemporanea, con particolare attenzione alle ricerche legate alla rappresentazione del conflitto e della sofferenza. È coordinatrice del progetto didattico Chippendale Studio. Ha un’innata tendenza all’elucubrazione.

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