Arte e Fotografia

Andrea Gandini | Arte pubblica nei “tronchi morti”

Andrea Gandini è un artista di 21 anni che vive e lavora a Roma. Appassionato d’arte sin da piccolo, inizia a sviluppare una personalissima pratica artistica nel 2014, quando comincia ad intagliare i tronchi morti della sua città. Il suo progetto di arte pubblica è mirato ad innescare un esercizio di attenzione nei suoi fruitori, restituendo bellezza e dignità alle strade della metropoli.

Intervista a cura di Ginevra Ludovici 

GL: Ciao Andrea, è un piacere ospitarti sulla nostra piattaforma. Sei molto giovane eppure sei già noto a livello nazionale: ti andrebbe di raccontarci cosa ti ha spinto ad iniziare la tua pratica artistica?

 AG: Ho iniziato a scolpire il legno quando avevo 17 anni, circa 4 anni fa, dentro il garage di casa dei miei genitori. Dopo aver imparato a trattare la materia, ho pensato che la cosa più sensata fosse iniziare ad esporre le mie opere: quindi, dopo un anno di pratica, ho sentito il bisogno di far vedere il mio lavoro ad un pubblico più ampio. L’idea di intagliare gli alberi viene dalla presenza di un tronco morto davanti casa, che volevo usare come insegna per il garage. Da lì ho iniziato ad appassionarmi a questa forma artistica, che ho continuato a sviluppare nelle strade della mia città.

GL: Nei tuoi lavori il materiale più presente è il legno, ma utilizzi anche molti oggetti trovati per strada. Qual è il tuo rapporto con questi materiali?

AG: Il mio legame con questi materiali deriva dal mio vissuto quotidiano, più che dalla mia formazione al liceo artistico. Passavo la maggior parte del mio tempo in questo garage, davanti al quale c’era una specie di isola ecologica. Vedevo spesso una serie cassonetti dove la gente per negligenza lasciava grossi rifiuti: tavolini, letti, cose “intere”, che ho utilizzato a modo mio per ricreare delle opere. Insomma, il tema dei rifiuti e del riciclo è alla base di quello faccio.

 GL: C’è qualche artista che ha avuto un’influenza importante sul tuo lavoro? Se sì, chi?

AG: Fin da piccolo sono sempre stato interessato all’arte, essendo abituato a sfogliare cataloghi e libri d’arte. In particolare, sono stato affascinato dagli artisti che trattano tema del non finito: Michelangelo, Rodin, Henry Moore, Brancusi. Oltre alla scultura rinascimentale e moderna, un grosso influsso sul mio lavoro l’ha avuto Keith Haring, il primo artista a parlare di street-art. Ma sono ispirato anche da nomi meno noti che lavorano molto sul territorio, come Fausto Delle Chiaie, che fa progetti di arte pubblica vicino al Museo dell’Ara Pacis. La dimensione pubblica dell’arte è quella che mi interessa di più: preferisco lavorare per strada, producendo opere in dialogo con lo spazio esterno, piuttosto che esporre in galleria.

 

GL:  La tua pratica, nata per le strade di Roma, è intrinsecamente legata al tessuto sociale della città. C’è un messaggio che vuoi inviare attraverso le tue opere? Se si, quale?

AG: Sicuramente quello di stare più attenti rispetto a quello che ci circonda. I tronchi morti passano inosservati per le strade delle città, anche se prima al loro posto c’era un albero, una forma di vita, che svolgeva una funzione rispetto al circostante. Con il mio lavoro voglio ridare un senso ed una dignità ad oggetti che, a causa di vari fattori, non la hanno più.

GL: Ad oggi sono più di 60 le tue sculture disseminate per la città. C’è qualche criterio particolare per la scelta degli alberi su cui lavorare?

AG: In generale cerco di trovare posti più visibili possibile, sia per i pedoni che per le macchine, e in buone condizioni, cosicché io possa lavorarli al meglio. Il criterio della visibilità è fondamentale per ricordare a chi passa di lì della mancanza di cura da parte del Comune. Inoltre, sul mio sito (http://andreagandini.art/) è presente una mappa dove sono inserite le coordinate geografiche di tutti i lavori che ho prodotto.

GL: E’ molto forte l’aspetto performativo del tuo lavoro, che si svolge nel quotidiano contesto degli spazi pubblici della tua città. Quali sono le reazioni da parte di coloro che assistono al tuo processo artistico?

 AG: Sono incuriositi, si fermano persone di tutte le età, mi fanno domande e vogliono scoprire di più sui miei lavori. Scolpisco a tutte le ore quindi incontro persone di tutti i tipi, dagli anziani ai giovani della mia età. A volte c’è stata una vera e propria interazione con i miei lavori: è capitato che un anziano e dei bambini disegnassero sopra le mie opere, dopo la sensazione di stranezza iniziale, è stato interessante vedere il loro stimolo a creare anche sulle mie sculture.

GL: Oltre ai tuoi intagli sui tronchi delle strade romane, lo scorso Aprile ha aperto la tua prima mostra personale e hai già collezionato numerose commissioni da parte di enti pubblici e privati. Che progetti hai per il futuro?

AG: Nel futuro voglio continuare con i lavori su strada e con le commissioni, per esempio ora sono in Ungheria a produrre cinque lavori. Tengo l’opzione mostre aperta, perché rappresenta un modo diverso di mettermi in gioco come artista: le opere non sono particolarmente differenti da quelle in strada, ma mi incuriosisce osservare i risultati sia dal punto di vista economico che creativo. Però, ci tengo a precisare, che la mostra per me ha senso solo per chiudere un ciclo. Per ora non sento di essere arrivato a questo punto, ma nel momento in cui il mio lavoro avrà preso sviluppi diversi prenderò in considerazione una nuova mostra presso uno spazio espositivo.

 

Ginevra Ludovici

About the author

Ginevra Ludovici

Amante dell’arte, in ogni sua forma. Ha studiato Economia e Management dell’Arte alla Bocconi e Storia dell’Arte alla Ca’ Foscari. Dopo aver viaggiato in giro per il mondo, lavorando in diverse istituzioni culturali, si è fermata nuovamente in Italia, questa volta a Venezia. Curatrice e ricercatrice freelance, sempre alla ricerca di bellezza, dovunque essa sia.

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