Arte e Fotografia

Alessandro Ferro | Un lago, 50 fotografie

La fotografia e i “posti del cuore”: il racconto di un luogo, di un lago, di ricordi d’infanzia,di un occhio fotografico.

“Trevignano Romano da bambino era il “paese delle avventure”: le grotte sotto la rocca, le tombe etrusche di fronte all’asilo, camminare al quinto piano sul tetto delle terme di Vicarello, i giri al cimitero quando era ancora aperto di notte […]. Ogni tanto uscivo di casa e vedevo questi spettacoli della natura. I primi scatti sono stati tramonti, quando proprio era qualcosa di incredibile, tornavo al volo a casa a prendere la macchina per immortalarlo, ma senza alcun progetto. Solo perché a raccontarlo non sarebbe stato possibile, e anche il ricordo, col tempo, svanisce. Ma la foto no, la foto cristallizza quel momento, e lo rende fruibile per sempre. E a tutti. Anche a chi non c’era.” 

A Trevignano Romano Alessandro Ferro si trasferisce circa 3 anni fa ed è qui che nasce il suo progetto “50 sfumature di lago”. Classe ’77, Alessandro ferro nasce a Roma, frequenta la facoltà di Giurisprudenza e successivamente la facoltà di Lettere, indirizzo demo-etnoantropologico, alla Sapienza, ma senza concludere gli studi. Aver frequentato due facoltà così lontane tra loro gli ha permesso di avere una formazione multi-sfaccettata. Negli anni però, capisce che il lavoro della sua vita è quello del fotografo. La sua carriera nasce, come lui stesso ha detto, dietro le quinte operando su immagini di altri fotografi e collaborando con importanti artisti e performer, tra cui Luigi Ontani, Cattelan, Jenny Holzer, Mario e Marisa Merz, fino a Marina Abramovic, per cui curò un importante lavoro di restauro di vecchi negativi con Ulay. Questo primo periodo di formazione permise ad Alessandro Ferro di entrare in contatto, in prima persona, con il mondo dell’arte, oltre che quello della fotografia, perfezionando così il proprio concetto di estetica. Arriva però il momento di prendere in mano la fotocamera. Inizia a collaborare con una delle agenzie pubblicitarie più quotate di Roma, Art Attack Advertising, scattando e curando la postproduzione e le luci dei set anche per clienti importanti, come MSF (Medici senza frontiere), AISM (Associazione italiana sclerosi multipla) e Greenpeace.

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Dopo il trasferimento da Roma a Trevignano Romano, suo posto del cuore, avviene la sua emancipazione come fotografo. Con cinquanta fotografie del lago di Bracciano, da qui il nome, viene inaugurata circa due anni fa la prima mostra fotografica, riallestita la scorsa estate presso il Museo Civico Etrusco di Trevignano.

Molte delle foto del progetto sono scattate davanti la casa in cui vive il fotografo, nel centro storico del paese, impostate in “time lapse” ma sempre in qualche modo interpretate, perché non tutte le foto hanno la stessa inquadratura. Con un fare tipicamente impressionistico, l’intento principale di questa scelta sedentaria e solo con qualche eccezione itinerante, è quello di dimostrare la diversità, prettamente cromatica, di ogni increspatura, ogni nuvola e collina, che ci può essere nello stesso posto riprodotto più e più volte in orari diversi ed in periodi dell’anno diversi, con climi e atmosfere diverse.

A questa volontà fa fede un importante dualismo fotografico: estetico e scientifico, che già in passato, in primis nella pittura, è stato possibile sperimentare e creare, soprattutto con le teorie cromatiche che si sono andate sperimentando da questa premessa, fino alla teoria dei colori di Goethe. La fortuna della fotografia, in questo senso, è essere sicuramente più immediata della pittura e questo permette di cogliere con più facilità una luce che un attimo dopo può non esserci più. Da qui traspare la predilezione di Ferro per la fotografia di paesaggio, che richiama appunto il quadro di paesaggio, senza privarsi di raccontare, in alcuni casi, anche il modo in cui gli abitanti vivono il loro lago: i bambini che si sporgono per guardarlo, i pescatori, i bagnanti, sottolineando con tagli fotografici mirati la piccolezza dell’uomo rispetto alla natura che lo circonda. Lo stile di Ferro è perfettamente riconducibile anche ad un’intenzione post-romantica che mira all’analisi del rapporto uomo-natura.

QUATTRO

Forse ciò che distingue Ferro dal romanticismo ottocentesco, a parte lo strumento di lavoro, è che dichiarandosi apertamente illuminista e positivista, non riconduce alla scelta della fotografia di paesaggio una motivazione trascendente ed emotiva, ma predilige tale soggetto perché “un paesaggio si muove, ma meno di una persona, quindi posso essere più perfezionista”. Definendosi lui stesso non un artista ma bensì “un tecnico perfezionista, agli antipodi di quello che dovrebbe essere un artista. L’artista è il lago, io sono solo il mero esecutore”.

I suoi scatti o luci, non sono quasi mai casuali, ben pensati prima di essere realizzati, l’estemporaneità, secondo Ferro, non fa parte della fotografia. L’aspetto scientifico della fotografia, non oscura mai quello estetico, perché una foto prima di avere qualsiasi tipo di valenza o scopo, deve essere bella. L’estetica è alla base di tutto.

Questa ricerca continuerà. Alessandro Ferro ripercorrendo le orme del padre, pioniere della fotografia subacquea,vorrebbe approfondire il dualismo fotografico già sperimentato tra estetica e scienza, realizzando delle foto subacquee, con l’ausilio anche di un biologo.

Nel caso di “50 sfumature di lago” l’obbiettivo è non solo la sperimentazione fotografica, ma anche il voler sensibilizzare la popolazione limitrofa nei riguardi di un dono della natura. Sembra che l’obbiettivo sia stato raggiunto, complice forse il disastro ambientale che il lago ha dovuto affrontare nell’estate del 2017, che ha colpito l’opinione pubblica. Ma anche il fatto che, un forestiero proveniente dalla capitale inevitabilmente riesce a cogliere la magia, perché ha un termine di paragone molto diverso, cosa che lui stesso ha ammesso: “Sarà che rimango uno di città, e quindi, quasi automaticamente, affascinato dai “paesini” ”. Questo cambio di paradigma dalla grande città al paese di provincia Alessandro Ferro inevitabilmente lo plasma nel suo lavoro, anche se inizialmente in maniera involontaria. Dopo il trasferimento cambia completamente il tipo di soggetto e l’intenzione delle sue fotografie.

UNO

Nel periodo dei tramonti su Facebook e Instagram, superare la fruizione bulimica del fare fotografico odierno non è facile, ciò che fa la differenza secondo Alessandro Ferro è il sapersi esporre, soprattutto su una piattaforma social, e contestualizzare il proprio lavoro.

Sicuramente il post-romanticismo delle fotografie di paesaggio sulle piattaforme social è stato violentato dalla solita mediocrità virtuale e anche per questo i nostri tempi non giovano a chi vuole intraprendere la carriera del fotografo, ma la reazione di Alessandro Ferro rispetto alle mode fotografiche si può comprendere in questa sua frase:

“Di fotografare uno squalo non me ne frega niente, lo squalo lo hanno fotografato tutti, in tutti modi. A me piacerebbe fotografare invece la larva del tricottero che si schiude sullo stelo di una pianta particolare”.  

Veronica Benanti

About the author

Veronica Benanti

Iscritta al corso di studi Storico-Artistici presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università "La Sapienza" di Roma. Coltiva la passione per la storia e per ogni tipo di espressione artistica, in particolare per la scrittura, le arti figurative e la danza.

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