Arte e Fotografia

Adrian Paci, ritorno a Milano

Strutturata in un intenso dialogo fra le opere dell’artista e gli spazi espositivi, la mostra The Guardians di Adrian paci è un’ottima occasione per riscoprire la storia di una location d’eccezione come quella dei Chiostri di Sant’Eustorgio e ammirare il lavoro di Paci, il quale offre spunti sulla condizione umana, che si incorporano in metafore dense ed universali, andando al di là delle nozioni di passato, presente e futuro.

L’esposizione The Guardians, a cura di Gabi Scardi, presenta fino al 25 giugno 2017 all’interno della cornice storica milanese dei Chiostri di Sant’Eustorgio un importante ed eterogeneo nucleo di opere dell’artista Adrian Paci, che comprende fotografie, video, sculture e mosaici. Ripercorrendo diverse fasi creative dell’artista albanese e italiano di adozione, la mostra fa emergere la ricerca di senso portata avanti da Paci, profondamente legata all’assunzione di un atteggiamento attivo nel pensare la contemporaneità. Fra le tematiche principali indagate dall’artista vi sono il viaggio, l’attraversamento, l’attesa e il rapporto con le proprie radici, ognuna delle quali declinata attraverso un’attenzione che sembra volgere dal particolare all’universale, ponendo attenzione sulle criticità delle attualissime dinamiche legate ai flussi migratori, ma soprattutto pensando a nuove possibilità di intendere e vivere la nostra umanità.

Il percorso espositivo, che si articola nei diversi spazi del nuovo polo museale di Sant’Eustorgio- e che Paci conosce molto bene, avendoci lavorato come restauratore- lega insieme storia e attualità in maniera coerente. Il complesso museale, costituito dall’antica Basilica, dagli edifici dell’antico convento domenicano e dalla rinascimentale Cappella Portinari -che presenta i cicli di affreschi di Vincenzo Foppa e dove è conservata l’arca marmorea di San Pietro in Martire ad opera di Giovanni Balduccio – è una vera e propria testimonianza di ogni epoca attraversata, a partire dalle sue strutture architettoniche, dagli apparati decorativi pittorici e scultorei e nei suoi arredi. Il lavoro di Paci, pertanto, sembra aderire spontaneamente a questa tipologia di spazio espositivo, crocevia di incontri e luogo di commistione fra culture e approcci diversi.

Adrian Paci
, The Encounter, 2011. Courtesy of the Artist, kaufmann repetto, Milano/New York
and Peter Kilchmann gallery, Zurich
Collezione privata / Private

La mostra si apre con la fotografia, in particolare con il dittico The Line, che raffigura una fila di persone su una pista di decollo deserta in attesa di un aereo che non c’è, e con The Encounter, una composizione che erge a simbolo del conoscersi e ri-conoscersi uno dei rituali più semplici e comuni della nostra società: lo stringersi la mano. Sempre nella stessa sala, si può osservare il recente My Song In Your Kitchen, un video che mostra la trasformazione di un luogo impersonale, come la cucina di una mensa all’interno di una casa per richiedenti asilo, in uno spazio intimo tramite le interazioni quotidiane delle persone che lo abitano, che nella convivialità della musica, del cibo e del canto entrano in contatto con la memoria e il passato altrui. Nella Sacrestia Monumentale si trova la scultura Home To Go, in cui Paci, che in prima persona ha sperimentato l’abbandono della propria patria d’origine, si ritrae in scala naturale come un viandante che si carica sulle spalle il tetto di una casa, che porta sempre con sé in ogni suo spostamento.

Nella Cappella Portinari è possibile ammirare l’opera Brothers, consistente in un mosaico realizzato a partire dal frammento di un filmato d’archivio, il quale viene congelato e trasferito dall’artista in un’altra situazione temporale tramite l’utilizzo di questa tecnica tipica dell’arte classica.
Nel Cimitero Paleocristiano vengono presentate due opere nelle quali l’artista rievoca il dramma della dittatura nel suo paese natale, l’Albania. Malgrado tutto è una serie di fotografie di graffiti incisi sulle pareti delle celle di un antico monastero di Scrutari, città natale dell’artista, che, durante la dittatura di Enver Hoxha, fu utilizzato come luogo di prigionia e tortura e che oggi è stato parzialmente trasformato in museo.

Adrian Paci
, Rasha, 2017, Courtesy of the Artist, kaufmann repetto, Milano/New York and Peter Kilchmann gallery, Zurich

I segni, ricollocati nel cimitero, risvegliano l’eco della sofferenza e del silenzio dei suoi prigionieri, ma dimostrano anche l’inalienabile necessità di espressione, persino nelle situazioni più drammatiche. Invece, l’opera che dà il titolo alla mostra, The Guardians, testimonia la progressiva, seppur contradditoria, rinascita del paese attraverso la vicenda di un cimitero cattolico dismesso durante la dittatura, poi recuperato e animato da bambini del vicinato a cui veniva offerto qualche spicciolo per prendersi cura delle tombe.

Infine, spostandosi negli spazi del Museo Diocesano “Carlo Maria Martini”, si viene attratti dal video Rasha, un grande ritratto di una donna siriana recentemente approdata in Italia collocato in mezzo a dipinti figurativi del 700’. L’opera, frutto del dialogo fra la donna e l’artista, ma anche fra l’artista e il materiale girato, invita a riflettere in maniera più ampia sulle modalità di racconto di una storia e sulle sue potenzialità di trasposizione in forma mediale.

Ginevra Ludovici

About the author

Ginevra Ludovici

Amante dell’arte, in ogni sua forma. Ha studiato Economia e Management dell’Arte alla Bocconi e Storia dell’Arte alla Ca’ Foscari. Dopo aver viaggiato in giro per il mondo, lavorando in diverse istituzioni culturali, si è fermata nuovamente in Italia, questa volta a Venezia. Curatrice e ricercatrice freelance, sempre alla ricerca di bellezza, dovunque essa sia.

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