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2° giovedì del mese | Viviamo in un mondo virtualmente domestico?!

Dai social network alle Serie TV, dagli acquisti online alle app sul cellulare: l’illusione è di uscire all’esterno, in realtà tutto è sempre più a portata del nostro divano. Ancora una conferma dell’individualismo autoreferenziale.

disegno casa

La sfera pubblica della nostra vita sta diventando sempre di più una sfera privata, lo spazio sociale tradizionalmente collocato all’esterno è invece progressivamente rinchiuso dentro le quattro mura. Non c’è più realmente un fuori, ma un interno che riesce a inglobare tutto, a gestire ogni cosa rimanendo chiuso in se stesso.

Nel 1999 fu la volta di Msn, nel 2002 di Skype e nel 2004 nacque Facebook. Tre tappe che hanno segnato il nostro modo di comunicare, di incontrarsi, di vivere la dimensione sociale. Con essi è avvenuta una ridescrizione degli spazi condivisi, è stato innescato un cortocircuito nella delimitazione del confine tra pubblico e privato. Tante riflessioni sono state spese, fatto sta che scrutiamo il fuori rimanendo perlopiù rinchiusi, oppure incastriamo l’esperienza esterna nel ristretto spazio di un telefono cellulare.

Non solo comunicazione, ma anche attività commerciale: siti come Amazon, Groupon o Zalando hanno semplificato notevolmente il nostro modo di fare acquisti. Spedizione e reso gratuiti e con un click compri l’immagine non ancora tangibile. Soddisfatti o rimborsati, senza incanalarsi nel traffico, senza impazzire nella ricerca del parcheggio, ma comodamente seduti sul proprio divano.

Stessa cosa con le app del cellulare, che ti informano su tutto senza dover andare per forza a vedere, niente più velleità da esploratori.

Come dicevamo, la chiusura in tal senso più che tra le quattro mura sembra essere nella piccola dimensione rettangolare del telefonino: siamo lì dentro, non possiamo farne a meno perché riesce a non farci mancare niente.

foto cellulare

Di tutte queste cose si è discusso abbondantemente e poco altro rimane da dire se non constatare che sono sempre più dilaganti e omnicomprensive.

Un fenomeno curioso degli ultimi tempi è invece il grande successo riscosso dalle Serie TV. Anche l’uscita per andare al cinema sembra non avere più un grande fascino e di fatto è progressivamente rimpiazzata dalla fruizione seriale, rigorosamente domestica.

Con l’arrivo di Netflix anche in Italia la tendenza potrà confermarsi ancora di più eliminando i tempi dell’attesa, perché intere stagioni saranno disponibili in streaming.

Da True Detective a Fargo, da House of Cards a Game of Thrones… assistiamo alla degna prosecuzione del filone inaugurato da I segreti di Twin Peaks nel 1990. Serie d’autore, come pellicole cinematografiche sapientemente frammentate e centellinate, dilatazione del tempo filmico per assecondare il tempo dell’attesa. Il tutto senza bisogno di uscire di casa, senza orari e luoghi prestabiliti ma comodamente autogestito nell’intimità del proprio spazio.

Forse è proprio questo il senso sotteso a questi nuovi fenomeni: l’ipostatizzarsi dell’individualismo sfrenato dell’epoca post-moderna, la necessità di avere tutto, di averlo a portata di mano e di poterlo controllare sotto ogni aspetto.

La dimensione dell’esperienza vissuta in ogni caso è virtuale: a tutti gli effetti siamo a casa, ma l’illusione è di essere usciti, di abitare una sfera pubblica quando in realtà non ci esponiamo, bensì attuiamo un’introflessione.

Che significato ha tutto questo? Quale ne sarà l’evoluzione?

Non lo sappiamo, ma assisteremo sempre più chiusi e solo virtualmente pubblicizzati.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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