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2° Giovedì del Mese | “Tu quoque, Uma?!”

Prendiamo a prestito un argomento di gossip –  il “ritocchino” al botox di Uma Thurman –  per fare alcune riflessioni su quella che è ormai una deriva contemporanea dell’Estetica filosofica: la Chirurgia estetica. Della bellezza, del botulino e della carne.
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Chi è un esteta e ama Tarantino in un semplice articolo di gossip ha potuto assistere al crollo di un mito.

Stiamo parlando del nuovo volto di Uma Thurman, apparso sul sito di Vanity Fair – ma ovviamente anche su molti altri – lo scorso martedì 10 febbraio:

«Tu quoque, Uma?!»

Sì, anche lei, sembra incredibile ma persino la musa di Quentin – e a quanto pare sua attuale compagna – ha ceduto al botulino.

Eravamo già rimasti basiti e inorriditi di fronte ai deturpamenti di Meg Ryan, Nicole Kidman e via dicendo: volti privati di ogni espressività e amalgamati a una surreale idea di plasticità in stile giochi Mattel. Recentemente, poi, avevamo faticato a riconoscere in quel viso tirato e molto più «stressato» l’innocenza maliziosa e paffuta di Bridget Jones… e invece anche quella volta era proprio lei, un’irriconoscibile Renée Zellweger post-botox.

Ma Uma è davvero una disfatta pazzesca.

Per chi è mora e da quando era bambina spesso sfoggia un caschetto degno di Crepax, il personaggio di Mia Wallace sarà sempre qualcosa di esteticamente impeccabile.

Per chi è madre e ha come ideale regolativo una super-mamma-eroina, Beatrix Kiddo sarà sempre un’immagine indelebile.

Anche senza essere madri dai neri capelli, il volto di Uma Thurman prestato al grande cinema è un po’ per tutti, oggettivamente, qualcosa di indimenticabile ed esteticamente rilevante.

«Esteticamente».

Torniamo un attimo all’inizio. Cosa vuol dire essere un «esteta»? Vuol dire essere, semplicemente, «qualcuno a cui piace il bello», qualsiasi cosa esso significhi. Continuiamo un attimo su questa scia e parliamo dell’accezione filosofica del termine «estetica»: etimologicamente deriva dal greco aisthesis, che significa «sensazione, oggetto dei sensi, sensibilità», ovvero rimanda a qualcosa che ha a che fare con ciò che appare ai sensi e con la facoltà di sentire. Questo nell’accezione originaria, resa ufficialmente filosofica da Baumgarten nel 1750. Ma oggi potremmo semplificare le cose e definire Estetica la disciplina che si occupa del bello, dell’arte, ossia di ciò che appare alla vista come degno di nota e che spesso è prodotto dall’uomo.

Estetica filosofica – Chirurgia estetica.

Due facce della stessa medaglia? Difficile rispondere…

Di sicuro la Filosofia estetica, se non vuol rimanere arroccata in un’anacronistica Torre d’Avorio, oggi deve fare i conti con la cura plastica dei presunti inestetismi.

E allora parliamo di Chirurgia estetica.

Una cosa curiosa e grottesca è che il termine «botulino», il bacillo di fatto usato nella cura delle rughe, deriva dal latino botŭlus e significa letteralmente «salsiccia», questo perché fu scoperto in seguito a un’intossicazione da salsiccia cruda appunto.

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E, in effetti, quello che più sale alla mente di fronte alle immagini di donne mal-rifatte – che oramai imperversano anche nella nostra più banale quotidianità – è proprio un senso infimo e carnale del nostro corpo umano: sembriamo soltanto fatti di carne, come salsicce, carne da stiracchiare, da risistemare, da gonfiare e così via. Tutto per inseguire un presunto «ideale estetico» che in realtà è un appiattimento, un’omologazione, un annullamento delle emozioni e delle espressioni in nome del «trionfo della carne insalsicciata».

Aiuto! Nel futuro saremo tutti salsicce?!

Ai posteri l’ardua sentenza e intanto solamente una domanda:

«Perché Uma, perché?».

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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