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2° giovedì del mese | Sparkling Italy

Prosecco e Franciacorta sono sempre più consumati, in Italia e all’estero. Il mercato delle bollicine è in ascesa da anni e le nostre bevute sono sempre più sparkling.

Finché c’è prosecco c’è speranza, diceva nel titolo un film del 2017 con Giuseppe Battiston, prima opera del regista Antonio Padovan. Un piccolo noir che non è di certo diventato un cult, ma che ha voluto celebrare le terre del trevigiano, non lontane da Venezia, dedicate alla coltivazione delle viti da cui si ricava la tanto amata bevanda.

Pare che già prima dell’avvento dei romani, nel II secolo a.C., in queste zone venissero coltivate le viti. La prima testimonianza del nome risale al 1574 quando, nel suo poemetto Il Roccolo Ditirambo, lo scrittore Valerio Canati sotto lo pseudonimo di Aureliano Acanti scrisse “Ed or ora immollarmi voglio il becco con quel melaromatico Prosecco”.

Comunque sia, il prosecco è oggi una delle bevande più diffuse in tutto il mondo, grazie anche al suo prezzo più abbordabile rispetto allo champagne.

I fratelli d’oltralpe rimarcheranno sempre la loro superiorità nelle bollicine e non ci concederanno mai la denominazione, ma uscendo dal Veneto per andare nelle zone del bresciano troviamo il Franciacorta, lo champagne nostrano che da anni batte negli incassi a livello mondiale il made in France.

Calano i prezzi, ma l’export aumenta, come sottolineato lo scorso 11 febbraio all’annuale convegno Prosecco: mercato 2019 e prospettive future, che anticipa la fiera di Godega che si terrà dal 2 al 4 marzo.

Il vitigno base per la produzione del Prosecco è la Glera, dai tralci color nocciola e i grappoli dorati, che deve rappresentare circa l’85% delle uve utilizzate.

Contro le imitazioni, nel 2009 c’è stato anche il riconoscimento Doc Prosecco e Docg Prosecco di Conegliano, Prosecco di Valdobbiadene e Prosecco Colli Asolani.

E se di certo non assistiamo al boom economico annunciato da Di Maio in tempi di recessione, c’è da mettere in risalto invece uno sparkling boom.

Dal dopoguerra ad oggi, le bollicine sono sempre più in ascesa, anche grazie a cocktail di grande successo come lo Spritz, dove il prosecco è l’ingrediente principale.

D’altronde, il prosecco è colloquiale, come una sigaretta, senza essere altrettanto nocivo. Ti accompagna, ti dà una mano. Ti scioglie la parlantina senza stonarti come un vino rosso o un superalcolico. Va giù tranquillo, non ha le bollicine imponenti e fastidiose di altre bevande. Difficilmente comporta un’ubriacatura molesta e sempre di più viene bevuto anche durante i pasti. Il suo momento cruciale rimane l’aperitivo, ma è anche immancabile nei festeggiamenti. Perché quando lo stappi fa il botto e pure la schiuma, se vuoi, creando un’atmosfera euforica già prima di sorseggiarlo.

Piace ai giovani, piace alle donne, agli anziani… difficilmente non piace.

In tempi non tanto luminosi come questi, “ci vuole calma e prosecco freddo”.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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