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2° giovedì del mese | Simbiosi o complementarietà? La terza via

Cerchiamo l’opposto o il simile? Il complemento o la reciprocità? Di fatto, la più praticata oggigiorno sembra la terza via… l’autosufficienza.

“Ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. È per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare”. Il mito narrato da Aristofane nel Simposio di Platone diceva questo, che gli esseri umani erano stati creati come un’unica entità, divisi per punizione da Zeus che voleva indebolirne l’arrogante potenza, da allora bisognosi di ricercare strenuamente la propria metà.

Un senso primordiale di mancanza come motore delle relazioni umane. Fin qui, teoricamente, siamo tutti d’accordo. Si può andare avanti, sulla scia concettuale, e chiederci che tipo di mancanza generi il desiderio di unirsi con un’altra persona. Cerchiamo la persona che ci completi, riempendoci con la diversità? Oppure il conforto empatico che soltanto il simile può dare? La simbiosi o la complementarietà?

L’immagine del Tao, così linearmente esplicativa della coesistenza e compenetrazione degli opposti, suggerisce di intendere un rapporto come una dinamica compensatoria. Anche là dove l’attrazione può essere nata dal richiamo della somiglianza, dal momento che si aziona un interscambio la tendenza è più o meno sempre quella a controbilanciare. Quando le relazioni si affermano, si finisce a insinuarsi negli spazi scoperti dell’altro da sé. A riempire le pieghe delle mancanze, a fare da contraltare. Ad acuire aspetti caratteriali di cui l’altro è carente fino a farli divenire connotanti, quando magari in un’altra situazione avrebbero potuto rimanere soltanto marginali.

Seguendo questo principio di complementarietà, chi passa una vita in coppia finisce per essere il prodotto delle proiezioni e mancanze altrui. La stessa persona, se avesse scelto un’altra via e dunque un altro tipo di unione, sarebbe stata molto diversa. Le emersioni e gli occultamenti del carattere dipendono dalle interazioni, ovviamente.

Spostandoci però dal piano astratto a quello della concretezza, ciò che constatiamo oggi è invece l’autosufficienza dilagante. Tra le relazioni simbiotiche e quelle complementari, prevale la terza via: l’assenza di relazioni.

Sembra non esserci più lo stimolo della mancanza. I classici vuoti esistenziali vengono così riempiti dall’impegno a ricostruire l’unicum originario con se stessi. Prendendo come spaccato sociale la fascia d’età 30-50, soprattutto tra gli uomini, predomina questo modello di solitudine appagatoria.

Si rifugge persino dalle relazioni occasionali, preferendo raminghe serate domestiche. Ecco perché impazza, paradossalmente sui social, il nuovo trend per cui è stato creato anche un seguitissimo gruppo Facebook “Stare in casa is the new uscire”.

Chi non ha realizzato in tenera età il complemento con la propria presunta metà, sembra essersi annichilito in un’atarassia individualista che azzera il bisogno di coinvolgimenti relazionali esterni.

Preferiamo stare da soli, in un equilibrio sferico che non accetta smussamenti. Piuttosto che affannarci in una compromettente ricerca, che il più delle volte rimane fine a se stessa o ci fa perdere di vista l’imprinting personale a favore delle proiezioni condizionanti che gli altri riversano su di noi. Meglio non rischiare, costruirsi attorno quattro mura per rimanerci da soli appena possibile. Ipostatizzazione del narcisismo o rassegnazione, chi lo sa. Fatto sta che la ricerca del completamento oggi si traduce nel bastare a se stessi, senza pretese.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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