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2° giovedì del mese | Sceneggiature da social

Guardarsi attorno, viaggiare, mangiare… azioni oggi pilotate dalla possibilità di condividerne un’immagine ed ottenere qualche like.

Fino a poco tempo fa, sceglievamo che viaggio o che esperienza fare e poi arrivavano le foto, come ricordo personale da condividere con pochi intimi. Una testimonianza del viaggio per il viaggio, il corredo di un’esperienza che aveva il suo senso in se stessa, a prescindere dalle immagini fotografiche che ne scaturivano.

Oggi invece la regia di un viaggio e di molte esperienze che facciamo parte già dalla ricerca delle immagini, spesso ci indirizziamo verso una meta perché attratti dalla sua rilevanza estetica. Pensiamo prima alle fotografie che potrebbero venirne fuori da pubblicare sui vari social e poi compiamo l’azione, che diventa subordinata a questi scatti già potenzialmente esistenti in fase di progettazione. Quindi, in un certo senso, non siamo più noi a decidere che cosa fare, ma sono i nostri contatti, il nostro pubblico social a decidere per noi. Immagini e dunque viaggi o situazioni il più possibile spendibili e cattura-like, questo è ciò che più o meno consapevolmente cerchiamo.

Da qui il discorso si allarga fino a produrre un’indistinzione tra soggetto e oggetto.

Ogni visione che abbiamo del mondo è un’immagine da inquadrare, fotografare e condividere con le debite modifiche per accaparrarci l’approvazione del pubblico. Non ci sono più un soggetto e un oggetto ben distinti, siamo tutti attori e registi, ogni nostra visione diviene un’inquadratura.

La stessa cosa vale per ciò che mangiamo, per gli eventi a cui partecipiamo. Smartphone alla mano, a caccia del frame azzeccato, quello che può piacere. E con i selfie finiamo per ingabbiare anche noi stessi in questo vortice di inquadrature. Non c’è più la visione ampia, a meno che non si scelga l’opzione di veduta a 360° sulla nostra fotocamera. Tutto è incorniciato, sintetizzato, racchiuso in un’immagine. La visione reale cede il passo a quella sullo schermo. Ritagli, scelta della luce, selezione del filtro… una serie di modifiche per fare dell’oggetto che vediamo ciò che volevamo fosse visto. Ogni visione è trasfigurata nell’idea che avevamo di essa, strettamente condizionata dai nostri contatti.

Fotografiamo qualsiasi cosa non più per l’azione di immortalare ciò che fortuitamente ci si para dinanzi, ma è invece il nostro sguardo che si muove già con questo schema proiettivo alla base, vittima dell’impero social.

C’è persino chi come l’artista argentina Amalia Ulman ha creato una vita parallela su Instagram, ingannando migliaia di follower. Ha immaginato situazioni, operazioni, relazioni e rapporti come se fossero reali… costruito un personaggio fittizio, che in realtà era una performance, una sceneggiatura artistica da cui è nata la mostra Excellences & Perfections alla Tate Modern di Londra nel 2016. Ma sicuramente, senza intenti artistici alla base, è pieno di persone che inventano la propria vita sui social media, ben distante da quella vera.

E, al di là delle invenzioni, anche chi tenta di registrare dei vissuti reali è invece diventato una specie di schermo piatto, strettamente condizionato dal proprio pubblico potenziale, filtro e guida delle esperienze.

Finiamo per essere una sequela di immagini, di video in diretta… che vivono nella dimensione surreale dei social, senza più stagliarsi nel percorso della memoria.

Chissà che ricordi e che tracce ne avremo un giorno. Il viaggio si perde nei meandri della condivisione e siamo tutti registi e attori su un palcoscenico fittizio che si potenzia a colpi di “mi piace” e cuoricini o faccette che ridono…

Abbiamo guadagnato la visibilità, ma abbiamo perso la terza dimensione.

Alessandra De Bianchi 

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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