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2° giovedì del mese | #SalTo2019 e libertà antifasciste 

Le vicende e le polemiche che ruotano intorno al Salone Internazionale del Libro di Torino – #SalTo2019, che inizia ufficialmente oggi, ci fanno riflettere sui limiti che possono essere posti alla nostra libertà.

Prendiamola larga. Non entriamo subito nel merito, nel dettaglio, nelle innumerevoli polemiche che hanno costellato il Salone Internazionale del Libro di Torino in questa edizione 2019, prima ancora che aprisse i battenti – viene infatti inaugurato proprio oggi, giovedì 9 maggio, 2° del mese.

L’uomo nasce libero. Facciamo, dunque, un “salto” indietro. Alla preistoria ma, più che altro (senza allontanarci troppo dal nostro presente), alle idee dei filosofi illuministi che hanno aperto la strada alle grandi rivoluzioni del XVIII e XIX secolo. Da Voltaire, a Vico… e, soprattutto, a Rousseau. Il nostro stato di natura sarebbe, di fatto, privo di vincoli. La società e la politica sono nate come accordi tra gli uomini, che decidono di diventare “cittadini”, dunque di sottomettersi a dei regolamenti condivisi pur di tutelare, quasi paradossalmente, le proprie libertà naturali. Ci vogliono leggi che disciplinino l’homo homini lupus di hobbesiana memoria.

Perché l’uomo nasce libero, sì, ma per natura è anche “cattivo”, ovvero ha l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione del mors tua vita measiamo tutti discendenti di Caino, a quanto pare, non dimentichiamocene. Sono la morale o la fede religiosa, oltre che il diritto, a disciplinare queste nostre inclinazioni al delitto verso i nostri simili, dettate dalle passioni.

Da quando siamo usciti dallo stato ferino – e siamo dunque diventati sudditi o cittadini –, le nostre libertà sono state limitate. Perciò, c’è stato bisogno delle rivoluzioni. Quella americana in primis, con la sua Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 (stesso anno dello scoppio della rivoluzione francese), da cui sono derivate tutte le prese di posizione in nome della libertà, culminate nelle resistenze e nelle rivoluzioni culturali del XX secolo.

Chiaramente, si parla di Occidente. E l’Occidente ha sì difeso la libertà, ma lo ha fatto a scapito di molti. Perché è stata una libertà egoista, fondata sullo sfruttamento dei più deboli. Ma, purtroppo, lasciamo questo discorso solo grossolanamente accennato. Troppo denso e intricato per entrare nel merito.

Quindi? Dove siamo adesso? Siamo i figli del ‘68? O, ancor prima (contro il succitato Occidente), della non-violenza di Gandhi? Siamo le generazioni sulle “spalle dei giganti” che hanno combattuto e sconfitto i totalitarismi? Abbiamo soppresso il nostro istinto violento, che può ledere il prossimo, pur mantenendo le libertà inalienabili dell’individuo?

No, tutt’altro. Nel mondo e, in particolare, in Italia, sta tornando il fascismo. Che, per chi la storia l’ha studiata, sentendo tutte le parti – non solo quelle faziose di certa sinistra vecchio stampo – è sinonimo di violenza e assenza di libertà. Dunque, un ibrido strano tra lo stato di natura malvagio e la giusta limitazione di libertà che lo stato civile richiederebbe.

Riprendiamo, allora, lo spunto iniziale che il presente ci offre. Cosa è successo al #SalTo2019?

È stato concesso uno stand alla casa editrice Altaforte, il cui responsabile Francesco Polacchi, militante di Casapound, si dichiara apertamente “fascista” e sostenitore di Mussolini, che sarebbe stato il “miglior statista italiano” – come ha detto lui stesso in un’intervista a La Zanzara su Radio 24. L’Altaforte pubblicherà pure il libro-intervista a Matteo Salvini a cura di Chiara Giannini e Maurizio Belpietro (gli organizzatori hanno però assicurato che il ministro non lo presenterà al #SalTo2019, onde evitare intromissioni politiche).

Questa partecipazione* apertamente fascista al #SalTo2019 ha generato moltissime rimostranze. La più eclatante è stata quella di Christian Raimo, uno dei membri del comitato editoriale. Raimo aveva infatti pubblicato un post su Facebook, poi cancellato, in cui attaccava apertamente, facendo vari nomi, i neofasciscti di cui Altaforte è espressione editoriale. La controreazione è stata molto dura e Raimo ha deciso di dare le dimissioni.

*le ultime notizie di ieri sera dicono che la Città di Torino e la Regione Piemonte hanno chiesto la rescissione del contratto di Altaforte, che ha replicato di voler andare per vie legali.

Quindi? Che dobbiamo dire?

Innanzitutto, dobbiamo effettivamente essere liberali. Ha ragione il direttore del #SalTo2019 Nicola Lagioia a difendere la partecipazione di Altaforte in nome della libertà di espressione. E, in un primo momento, noi che vorremmo soprattutto la libertà, reputandoci sufficientemente usciti dallo “stato di minorità” – di cui parlava Kant in riferimento al pre-Illuminismo – da non aver più di tanto bisogno di repressione per tenere a bada la malvagità, lo appoggiamo.

Sì, ma di fronte a chi si permette di inneggiare al fascismo e a Mussolini, a Salvini che si fa fotografare con il mitra e se la prende apertamente con i bambini immigrati in nome dei “figli italiani” non si può, tristemente, essere fino in fondo liberali.

Se vogliamo evitare la censura, tipica del fascismo così come di tutti i totalitarismi – comunismo compreso –, affrontiamo dialetticamente, come vorrebbe il maestro Hegel, chi la pensa diversamente. Non abbandoniamo la nave, ma facciamoci sentire, ora più che mai, contro ogni forma di repressione, razzismo, violenza… perché per essere “liberi” dobbiamo meritarcelo, portando avanti ideali il più possibile luminosi (eguaglianza, pace, fratellanza, rispetto).

Viva la libertà, ma non questa, grazie. No al fascismo. Diciamolo in modo “liberale” e dialettico. Punto.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.