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2° giovedì del mese | Overload

Se ci dicessero di descrivere con un solo termine l’attuale tempo storico, il più calzante potrebbe essere “overload”, il sovraccarico che caratterizza ovunque la nostra società.

È dagli anni ‘60 del secolo scorso che il Minimalismo prova ad affermarsi, in ambito estetico e artistico ma anche nella prosaica vita reale: movimenti che inneggiano al ritorno all’essenza, alla purezza, alla terra, alle origini… Ma, di fatto, il nostro tempo storico è tutt’altro che caratterizzato da minimalismi.

Il termine che invece sembra descriverlo meglio è overload, il sovraccarico che ci pervade in ogni dove.

Non c’è dubbio, siamo sovraccaricati. Il motore dell’agire, soprattutto per noi millennial e per tutte le nuove generazioni, è “andare oltre” e “essere soggiogati” in un bombardamento di stimoli perpetuo e inarrestabile. Nel lavoro, nella sfera privata, negli svaghi. È un’overdose continua di impulsi e sempre nuove occupazioni.

Come pronosticato da scrittori e sociologi già, anche questa volta, dagli anni ‘60 e ‘70 del Novecento – si veda ad esempio Alvin Toffler, Future Shock (1970) – prima di tutto assistiamo ad un “Information Overloading”: siamo talmente colpiti da informazioni che questo genera spesso in noi un’impasse, un’impossibilità di uscire dal vortice verso una direzione chiara e distinta. Ecco che allora anche la psicologia se ne occupa, da decenni, parlando di “Information Anxiety”, termine coniato da Richard Saul Wurman nel libro omonimo del 1989. Troppe cose da sapere e, di conseguenza, troppi compiti da svolgere che bloccano l’individuo nell’ansia da prestazione e nell’incapacità di districarsi dal nugolo di stimoli che ogni momento riceve.

Siamo, perciò, la società dell’Okitask, della bustina per il mal di testa sempre a portata di mano, o dell’EasyJoint, perché altrimenti non sappiamo come reggere il passo accelerato dei tempi.

I social media ovviamente alimentano tutto ciò, rendendolo ancora più onnicomprensivo e compulsivo. Bisogna scorrere le notizie, vedere, sapere, commentare. Sempre con il pungolo di essere iperconnessi, iperaggiornati, iperlikati… insomma, in una parola, sovraccaricati.

Anche l’arte esplica questo. Ad esempio, nel 2016 alla Superchief Gallery di Soho a New York fu inaugurata la mostra Stimulation Overloading, che già dal titolo affrontava l’argomento declinandolo attraverso vari artisti e diverse forme espressive, dalla fotografia, al video, all’animazione e alla scultura. Andando qualche anno indietro, alla 54° Biennale di Venezia del 2011, possiamo parlare del padiglione della Svizzera ai Giardini che, sebbene non esplicitamente, era proprio una celebrazione dell’overload. L’artista elvetico Thomas Hirschhorn (Berna, 1957) aveva infatti invaso ogni angolo espositivo con sculture, installazioni, opere site specific tutte incelofanate, ammucchiate, plastificate, sovrapposte… uno spazio artistico pienamente sovraccarico e che non concedeva respiro al fruitore.

Sul concetto di overload, dentro e fuori dall’arte, si potrebbe scrivere un trattato.

Overload sono le campagne elettorali in Italia, prima e dopo. Sono Fedez e la Ferragni con il baby Leone Lucia. Le fake news, i gruppi WhatsApp… e qualsiasi cosa costelli la nostra sovraffollata quotidianità.

Che dire, forse sarebbe auspicabile il ritorno ad un nebuloso “mare di nebbia” di fronte a noi, come nel romantico quadro di Caspar David Friederich. L’angoscia dell’indistinto, del possibile indecifrabile, il niente invisibile agli occhi che contiene il tutto piuttosto che la miriade di stimolazioni dirette e ben presenti allo sguardo che ogni giorno riceviamo.

Ma il tempo avanza, inarrestabile e, a meno che non si torni davvero ad un anno 0, sulla preoccupante scia delle politiche internazionali attuali, il processo di overloading attualmente risulta irreversibile.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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