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2° giovedì del mese | Beautiful. Estetica di una soap

Parliamo della soap opera più seguita della televisione italiana: Beautiful.

Antesignana di quella per le serie tv, la “febbre da soap” è molto diffusa, anche tra i più insospettabili.

Desiderio di evasione, di stand-by mentale, di soddisfazione delle aspettative senza troppe pretese… fatto sta che ogni giorno milioni e milioni di spettatori attendono il loro momento davanti al piccolo schermo – oppure al pc, in versione contemporary, per rivedersela on demand al momento opportuno (sì, persino le soap possono essere viste on demand su siti come quello di Mediaset o della Rai).

Tra le più seguite, le più longeve, le più amate della televisione italiana, impossibile non annoverare Beautiful, approdata nel Bel Paese il lontano 4 giugno del 1990 e in onda negli Stati Uniti dal 1987.

Il titolo originario sarebbe The Bold and The Beautiful, ma tutti la conosciamo come Beautiful soltanto. Basta nominarla e subito ci salta in testa il motivetto della vecchia sigla, ricordo indelebile degli anni ‘90, che ora è cambiato ma fa niente, chi segue le soap è anche fondamentalmente un nostalgico ancorato ai vecchi ricordi.

https://www.youtube.com/watch?v=bkoqi4bI5hY

Tutti conoscono, più o meno, anche la trama generale che si svolge a Los Angeles: al centro c’è la mitica famiglia Forrester, con la sua famosissima casa di moda, e ogni cosa le ruota intorno quasi come in un romanzo cavalleresco versione trash.

Famiglie rivali altrettanto potenti, amici e antagonisti, delinquenti e benefattori… comparsate che si alternano, si avvicendano, appaiono e scompaiono, ma il fulcro rimane sempre quello e non se ne esce. Non se ne esce perché la famiglia Forrester è, appunto, un sistema chiuso dove può accadere di tutto senza che niente mai cambi realmente, senza che qualcosa possa essere effettivamente alterato o scosso – aspetto di quasi “gattopardiana” memoria, anche se Beautiful è molto lontano dall’avere un valore culturale –.

Al centro dei Forrester c’è il patriarca Eric, a tutt’oggi ancora attivo e amato all’interno della finzione, ma invece tra i più esecrabili e deboli per i telespettatori arguti che amavano la defunta matriarca Stephanie, compianta sia dentro che fuori. Questa coppia fondatrice – come in un vero e proprio regno che si rispetti – ha avuto tantissimi figli: c’è chi è morto, chi si è scoperto essere illegittimo, chi vive all’estero o non si sa bene dove e non ricompare da anni e anni senza che nessuno se ne preoccupi…

stephanie-forrester

Sì, perché la cosa più sconvolgente, ad uno sguardo esterno, è la quantità di cose irreali che vi accadono e che però nel meccanismo della finzione rivendicano l’assoluta normalità. Un susseguirsi imprecisabile di matrimoni, oltre il centinaio, di divorzi altrettanto lampo, di morti e lutti troppo presto elaborati, di rapimenti, sparatorie, malattie, incidenti, tradimenti, litigi… e la lista potrebbe continuare all’infinito, perché a Beautiful accade davvero qualsiasi cosa, persino le resurrezioni.

Il leitmotiv alla base è “tutto può succedere”, che si realizza in modo paradigmatico nella mitica love story tra Ridge e Brooke, fil rouge di tutta la soap, intricato rapporto tutt’ora in atto tra il primogenito dei Forrester – che in realtà è un Marone, perché frutto di un tradimento di Stephanie – e la bella esponente dei poveri Logan – una delle famiglie amiche e rivali al contempo.

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Impossibile fare anche solo una carrellata degli accadimenti, allora arriviamo al dunque, al perché è così seguita e a quale può essere il suo senso estetico.

Sicuramente, come dicevamo all’inizio, per aver voglia di vedere una soap basta avere in sé il bisogno di “momentaneo spegnimento cerebrale”.

Altra caratteristica saliente di Beautiful, che attrae invece in modo più inspiegabilmente subliminale, è il fatto che a parole i protagonisti sono portavoce di una morale ferrea e vecchio stampo – dal dovere di sposarsi, di rispettare la famiglia sopra ogni cosa ecc. – mentre in realtà è un incredibile “puttanaio”, non si può dire altrimenti: madri che fanno figli con i mariti delle figlie, sposalizi e concepimenti tra suoceri e nuore e fratelli che si trovano ad essere anche zii-nipoti, tradimenti tra cognati, madri che soggiogano sessualmente i fratellastri dei figli…

È qui il bello, l’apoteosi del non-sense liberatorio: “tutto può succedere” ma la morale rimane salda come una bella estetica di facciata – non a caso sono stilisti.

Quindi, che dire, Beautiful è un “libera tutti” che può accendere ogni specie di curiosità e proiezione anche grazie, paradossalmente, alla sua lentezza: si può infatti smettere di vederlo per anni e riprenderlo senza sentirsi estraniati perché, essendo un sistema chiuso, sa ben inscatolare e auto-annullare i deliri che vi accadono facendo stare tranquilli e rilassati noi spettatori.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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