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2° giovedì del mese | Aprile, “il mese più crudele”

“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…” – T.S. Eliot, The waste Land.

Aprile è il mese dell’inizio. Persino Dante lo scelse come scenario cronologico del suo divino “cammin”, che comincia con il Sole in congiunzione con la costellazione dell’Ariete, primo segno dello zodiaco.

Aprile è il vero principio di tutte le cose, è il risveglio nell’affermazione primaverile. Il limbo invernale si conclude lasciando spazio a scenari definiti, illuminati ancora una volta senza più sfumature nei contorni.

Anche Eliot scelse questo mese per l’apertura della sua opera più celebre, mentre in un sanatorio svizzero tentava di superare poeticamente i tormenti della follia, soprattutto coniugale visti i gravi disturbi psichici di cui soffriva sua moglie Vivienne Haigh-Wood.

Per Eliot aprile non è però il tripudio della rinascita, ma la crudeltà insita nell’emersione delle cose, l’illusione di bellezza sulla terra morta. Ricordi e visioni appaiono prepotentemente senza più lasciare spazio al regno del possibile. Il torpore invernale faceva riposare la nostra vista dimidiandola e permetteva alla nostra mente di sostare senza memoria, mentre aprile ci impone il baluginare della chiarezza, negatività compresa.

Sulla scia dello spettro che aprile porta con sé, anche Orwell fece iniziare il suo 1984 in questo mese dell’anno: “Era una luminosa e fredda giornata d’aprile…” dice la prima riga, sintetizzando l’aspetto bifronte di aprile, il suo bagliore e la sua algidità.

Così ambiguo lo vede pure la saggezza popolare quando afferma che “aprile tanto piange quanto ride”, rimarcando in poche parole quel clima da instabile fase maniacale che il mese porta con sé. Ad aprile è come se una scossa ci attraversasse per innalzarci sulle ceneri, per farci erigere in un’isterica risata pronta sempre a ricadere nel pianto.

Perché aprile è il fermento che poggia sul gelo dell’esistenza. Un’illusione, un’ebrezza passeggera, l’estetica del sogno e nulla più.

Quindi aprile, sebbene abbia il potere di far apparire le cose, è in sostanza un enigma. E se pensiamo alle opere di Max Ernst o di Leonardo Da Vinci, entrambi illustri nati in questo mese, non possiamo dubitarne.

C’è un fenomeno estetico e naturale che accade sempre in aprile e che manifesta perfettamente tutto ciò: la meravigliosa quanto effimera fioritura dei ciliegi in Giappone. Da ogni parte del mondo le persone accorrono per l’hanami, l’ammirazione dei fiori, principalmente quelli da cui nasceranno appunto le ciliegie, i sakura. Estremamente appariscenti, magnifici e potenti ma sempre sull’orlo del possibile spegnimento che non tarda mai ad arrivare, simili per questo alla breve vita gloriosa di un samurai o tremendamente tragica di un kamikaze, a cui questi fiori venivano associati.

Ma, seppur consapevoli della crudeltà della bellezza, lasciamoci con una canzone, un noto motivo di altri tempi, per rendere comunque giustizia ad un mese indiscutibilmente ammirevole come un elegante “messere” che “fa il rubacuor”.

Alessandra De Bianchi

About the author

Alessandra De Bianchi

Classe 1984, due figli maschi, un gatto, un marito e una laurea magistrale in Filosofia. Lavoro: scrittura e correzione testi su commissione come libera professionista, per chiunque ne abbia bisogno. In passato: galleria d’arte, casa editrice e ufficio stampa, collaborazioni come editor, organizzazione eventi e partecipazione come autrice al romanzo In territorio nemico, minimum fax 2013.

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