Arte e Fotografia

Giulio Turcato | Inventare spazi

Una inaspettata e bellissima selezione di 25 dipinti del maestro Giulio Turcato, tutti composti tra gli anni ’60 e ’70, sono al centro della prima esposizione del 2017 alla Galleria Il Ponte di Firenze, visitabile fino 14 aprile. La mostra dal titolo Giulio Turcato. Inventare spazi, a cura di Walter Guadagnini, mette a fuoco anni importanti della vasta produzione artistica di Turcato, nato a Mantova nel 1912 e scomparso a Roma nel 1995.

In collaborazione con la Galleria Milano di Milano e Paola De Angelis, la galleria fiorentina, conferma ancora una volta con questa mostra, un’attenzione particolare alla qualità dei suoi eventi, sempre volti a mettere in luce periodi storici di eccellenza di artisti importanti. Fra i principali esponenti dell’astrattismo informale italiano, Giulio Turcato si è distinto per la sua personalità artistica del tutto nuova e libera, inondando le sue opere di emozioni, colore e luce.  Spiccano fra tutte le opere esposte in questa mostra fiorentina due importanti tele del 1961 appartenenti al nucleo denominato Tranquillanti, composte da pittura e collage di pastiglie colorate su tela, a creare quasi una costellazione, una galassia, in una sorta di suo particolare neo-dadaismo.

Tali composizioni, quando nel 1961 fecero la loro prima apparizione alla Galleria Il Canale di Venezia, destarono un grande scalpore. La superficie del quadro diventa per Turcato luogo di mappature astronomiche immaginarie, che ci ricordano che la bellezza risiede negli oggetti quotidiani e nella semplice materia, testimone a volte anche di tormenti individuali. La sua ricerca pittorica si è svolta infatti fin dall’inizio all’insegna di una sperimentazione spericolata e innovativa, che ha fatto sempre trasparire una spinta poetica personale e ineguagliata.

Come nelle sue Gammapiume, della metà degli anni ’60, che rientrano fra le primissime sperimentazioni dell’artista con questo materiale, quale supporto alla sua invenzione pittorica ironica e vivacissima. Ed é proprio con le Gommapiume che nel 1966 partecipa, affascinato dalla conquista dello spazio e dal suo mito, alla XXXIII Biennale di Venezia con una sala personale, affermando definitivamente l’originalità delle sue opere. Realizzate in pittura ad olio e tecnica mista su una superficie di gommapiuma, le sue Superfici lunari, sono una scelta abbastanza audace, che lui stesso ha spiegato così: “Uso la gomma perché il suo crostone scabroso è pieno di avvenimenti nuovi e di meraviglia. Del resto altre volte ho usato il catrame e altre materie, nonché i tranquillanti. La mia ricerca stilistica è orientata verso un nuovo colore, partendo dal principio che il marrone e l’amaranto sono due colori al di fuori dello spettro”. (da G. Turcato, Sulle Superfici lunari, in G. De Marchis, Turcato, Prearo, Milano 1971).

Non meno importanti sono gli Itinerari e gli Arcipelaghi della fine degli anni ‘60 e primi ’70, dove il dripping, i collages di carte veline e carte carbone, vengono abbinati al colore delle superfici, precedentemente preparate a sabbia. L’eleganza semplice e pura delle immagini che Turcato produce in questi anni, alimentata dalla naturale disposizione per il colore e per la luce, è la cosa che colpisce subito lo spettatore, che rimane quasi ipnotizzato dalle superfici cangianti e materiche delle sue opere.

L’attività espositiva e la fortuna critica di Giulio Turcato hanno pochi eguali nell’arte italiana del ‘900, tanto da vantare una carriera lunga e ricchissima di eventi importanti. Formatosi a Venezia alla Scuola d’Arte, al Liceo Artistico e alla Libera Scuola di Nudo, nel 1937 si trasferisce a Milano, dove muove i primi passi nel mondo dell’arte. Tra il 1942 e il 1943 torna a Venezia, dove insegna, e partecipa per la prima volta alla Biennale d’Arte. Vi parteciperà in tutto ben 15 volte, con almeno 3 sale personali e la vincita di un Premio Nazionale (1954, 1956, 1958, 1966, 1968, 1972, 1982, 1986, 1988, 1993 e ancora un’ultima volta nel 1995). Nel 1943 si trasferisce definitivamente a Roma e nel 1947 costituisce con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerini e Sanfilippo “Forma 1”, primo gruppo astrattista romano, e firma il manifesto del Formalismo.

La sua fervida attività espositiva prosegue nel 1948 partecipando tra l’altro II Salon des Beaux Arts a Parigi. Nel 1949 è al XX Century Italian Art al Museum of Modern Art di New York e gli viene dedicata una personale alla Galleria del Naviglio a Milano. Nel 1950 insieme ad Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti entra nel gruppo degli Otto”. Dalla metà degli anni Cinquanta ha importanti personali alla Galleria del Naviglio di Milano, alla Galleria La Tartaruga di Roma e nel 1960 entra nel gruppo Continuità”. Nei decenni successivi numerosissime furono le personali nei musei e nelle gallerie più importanti della scena nazionale e internazionale. Dopo la sua morte, le sue opere continuano a essere esposte in mostre presso istituzioni, musei e gallerie. Nel 2012, per il centenario della nascita, è stata allestita al Museo di arte Contemporanea di Roma la mostra Giulio Turcato. Stellare, excursus di oltre venti anni della sua produzione artistica. Nel 2016 da ricordare anche al CAMEC di La Spezia  Turcato. Dalla Forma Poetica alla pittura di superficie.

Cecilia Barbieri

About the author

Cecilia Barbieri

Nata a Firenze, dove vive e lavora, ha conseguito la Laurea in Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Ha lavorato nell’organizzazione di mostre ed eventi e ha curato nel corso degli anni diverse pubblicazioni di Storia dell’Arte e di Storia del territorio. Giornalista pubblicista collabora costantemente come freelance con diverse testate di settore.

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